T-shirts Dumbles: gruppo di ricerca ecofemminista*.
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BIO: ci siamo incontrate nel 92′, giovanissime, in continuità con un’esperienza già iniziata dal Collettivo Femminista Friulano di cui conserviamo ancora alcuni scritti, tra cui un complesso documento sull’Ecofemminismo datato 1985-86, curato da Marinella e Antonella. Un documento tosto, fondativo, composto da diverse pagine, fitte, fitte, in cui contenuti importanti come Femminismo dell’Ecologia ed Ecologia del femminismo vengono proposti e articolati con tanto di riferimenti bibliografici. Nel 92′, quindi, abbiamo scritto il nostro primo volantino Le lingue della conquista – le lingue della diversità, in occasione delle iniziative contro le colombiadi, firmandolo DUMBLES: feminis furlanis libertaris … attente, in quegli anni, a questioni linguistiche, neurolinguistiche, bioregionaliste, identitarie non campaniliste. Nome che abbiamo poi modificato, alla luce dell’incalzante emergenza ambientale e climatica, che ci ha obbligate a ragionare in termini più esplicitamente ecologici (ma non solo), diventando
DUMBLES: gruppo di ricerca ecofemminista.DUMBLES: antica parola friulana che significa “giovani donne” nella lingua dei luoghi in cui siamo nate. GRUPPO DI RICERCA: per tentare di uscire dalle logiche di dominio, di un sesso sull’altro, dell’uomo sulla natura, degli stati sui popoli, della scienza sui corpi. ECOFEMMINISTA: a tutt’oggi il femminismo non può prescindere da un discorso ecologico; un discorso ecologico (cioè la prospettiva di una società “in sintonia con il resto della natura”), non può prescindere da un discorso femminista (cioè di non discriminazione verso le donne) e nessuno dei due può prescindere da un contesto politico coltivato al di fuori dello stato.
*asterisco: come segno di inclusività, senza troppe categorie e classificazioni. Ci piace un approccio alle diversità meno categorizzante, una sensibilità molto più vicina a quella dei popoli nativi4
Quella volta si comunicava con i volantini, i dossier, gli stampati, le fanzine … ci si incontrava di persona, negli spazi occupati e/o autogestiti; l’in-formazione passava per via diretta, di mano in mano, direttamente nel territorio in cui si viveva e si agiva. Poi, nel 2001, è arrivato il web. Siamo entrate come “Ecofemminismo” (dentro Ecologia Sociale, un sito in html, di cui, alcune di noi, hanno condiviso la nascita, il paradigma e la progressione ed in cui abbiamo sviluppato il nostro ipertesto ecofemminista) per dare forma e plasticità a quel pensiero ipertestuale, a quella visione del mondo, che da anni ci intrigava.
Dal locale al globale e dal reale al virtuale … nella rete, in Ecofemminismo.html, abbiamo cominciato a costruire i nostri percorsi ipertestuali. Nel 2009 abbiamo optato per il php e, come quasi tutti i siti di movimento, ci siamo trasformate in blog; più facile, più veloce, ma anche più rigidamente strutturato, rischiando una maggiore omologazione. E’ in http://dumbles.noblogs.org/, che abbiamo continuato il nostro percorso, cercando di aggiornare ed implementare, quasi quotidianamente, contenuti, temi, denunce, ribellioni, punti di vista … Il mondo visto con gli occhi delle Dumbles!
Abbiamo fatto parte di reti, quelle più affini, libertarie e femministe, per cercare di creare libere sinergie, punti di interconnessione che potessero completarci e rafforzarci …
Nella globalità del web, nella complessità dell’esistente, nella lotta dei movimenti, nei nostri corpi, nelle complicità, negli abbandoni, nelle solitudini, nelle differenze, nelle maternità, nelle difficoltà di ogni giorno … Siamo ancora qui. Come prima, diverse da prima.
Per il collettivo non abbiamo mai utilizzato fb, ma nel 2023 abbiamo aperto un profilo Instagram con un progetto un po’ “sperimentale”, che mirava a forzare, in parte, le pratiche di utilizzo standard della piattaforma, in modo da creare un contenitore che riuscisse ad organizzare passato e presente, memoria storica e workinprogress. Ardua sperimentazione, in un tempo in cui il qui ed ora – senza memoria detta legge. Ma non demordiamo!
Negli anni, tra reale e virtuale, attraverso la ricerca e la sperimentazione, abbiamo cercato di ripensare il mondo e di costruire la nostra mappa ecofemminista. In un mondo che, all’epoca, lasciava ancora spazio alle utopie. Oggi meno.
Tramare vie di lotta e di fuga … per autodeterminare, sperimentando, pratiche di libertà e realtà possibili … dentro l’insieme delle intricate relazioni ecologiche del vivente.
LUOGHI: dicevamo questo, lo pensiamo ancora, anche se il contesto ambientale, territoriale, culturale e relazionale è notevolmente cambiato.
“Abbiamo sempre pensato che la nostra battaglia per l’autodeterminazione … non possa essere separata dal luogo che abitiamo. In esso ragioniamo contro il sessismo, contro la violenza, contro le prevaricazioni … che colpiscono noi, ma anche il luogo intorno a noi. Quando diciamo che non vogliamo essere colonia di nessuno, lo diciamo in senso di rivendicazione individuale, collettiva, ma anche territoriale; le due cose sono inscindibili … Nessuna di noi può pensarsi in una terra colonizzata, ridotta ad un corridoio per passaggio di merci, ma, ancor prima, devastata in un immenso cantiere.” (Udine, presidio No Tav 8 marzo 2012)
“E’ all’ecologia sociale e al bioregionalismo che facciamo riferimento quando pensiamo al nostro territorio, al nostro dove. Viviamo in Friuli-Venezia Giulia, una regione politico-amministrativa artificiale, così definita e delimitata dopo la seconda guerra mondiale, ma sono le bioregioni a dar vita alle nostre mappe territoriali (Bassa Friulana, Isontino, …), che poco hanno a che fare con la geografia istituzionale. Bioregioni, ovvero quelle unità territoriali, spesso sfuggenti, di difficile delimitazione, non coincidenti con l’ufficialità delle regioni; bioregioni caratterizzate (un tempo!?) da una certa affinità ambientale, storica, linguistica e culturale; al loro interno è/era possibile percepire un senso di identità comune, ben lontano da quell’identità istituzionale o campanilista, leghista, conservatrice, razzista con cui possono essere confuse. Pensare per bioregioni equivale/equivaleva, ad avere una mappa territoriale ed una sensibilità diverse, indispensabili per sviluppare un approccio ecologico-sociale del territorio. E’ anche a questo tipo di sensibilità che attingiamo nelle lotte, tutte, anche quelle ambientali di questi ultimi anni. E’ per questo tipo di sensibilità che lottiamo contro lo sterminio dei territori”.
Dal 30 maggio 1984 ad oggi, abbiamo lottato, tutt*, per gli spazi sociali occupati/autogestiti.
Pur vivendo in una dimensione locale, non abbiamo mai dimentichiamo quella “planetaria” … quella delle tante popolazioni e dalle mille diversità, quella globale che riguarda le problematiche ecologiche, in particolare i cambiamenti climatici e quella globalizzata, che sta radicalmente cambiando i territori e la testa di chi li abita … più vicina alle nuove generazioni.
MODALITA’: attraverso pensieri e pratiche libertarie, autogestionarie, antisessiste, antirazziste, antifasciste, ecologiste, abbiamo cercato di ripensare il mondo … un tentativo di uscire dalle logiche di dominio, di un sesso sull’altro, dell’uomo sulla natura, degli stati sui popoli, della scienza sui corpi … per autodeterminare, sperimentando, realtà possibili … perché nella forma Stato, con la sua struttura istituzionale, gerarchica, abbiamo individuato una delle architravi del dominio. Rivendichiamo ancora l’autodeterminazione e l’autogestione negli/degli spazi, dove possiamo praticarla, sul nostro corpo, dove dobbiamo pretenderla, sul territorio, dove vogliamo ancora auspicarla e dove lottiamo per averla, perché è quello a cui tendiamo ancora …
Come abbiamo già detto, nel 2001 siamo entrate nella rete, definendo ed esprimendo meglio l’approccio Ecofemminista, istintivamente e storicamente già presente in Dumbles: feminis furlanis libertaris. Non stiamo parlando di un metodo, che non esiste, ma di un approccio, meglio focalizzato nel tempo e nutrito di tutto ciò di cui abbiamo parlato, di tutto ciò di cui parleremo e di tutto ciò che ancora non conosciamo …
tanto da decidere, come già detto all’inizio, di modificare il nome del gruppo in Dumbles: gruppo di ricerca ecofemminista. E’ in questa fase che è diventato sempre più chiaro uno dei focus del problema che, attraverso questo bagaglio teorico-esperienziale, avremmo dovuto affrontare, in questa nuova e complessa epoca, riassumibile in una domanda: quali sensibilità salveranno la terra? Per anni abbiamo pensato ad una sensibilità Ecofemminista, elaborata anche guardando a quei popoli, probabilmente ormai pochi, che non l’hanno ancora persa.


