Lo schema dello stupro

settembre 10th, 2017 by dumbles

Ci assale una gran tristezza. Per il ripetersi di stupri e per le reazioni conseguenti che leggiamo e sentiamo dai media. Tutto già visto e sentito; mai un passo avanti, semmai, indietro.

Sulle reazioni attorno agli stupri di Rimini e di Firenze si potrebbe costruire uno schema, un modello convenzionale, tanto le cose che si sentono sono ripetitive.

Se sei stata stuprata, se ti è stata usata violenza, per prima cosa dipende da chi.

Se da un extracomunitario, nero, arabo, musulmano ecc. sei stata violentata senza se e senza ma e sei una donna da tutelare e la tua denuncia sarà usata contro tutti gli immigrati, che quelli “vengono qua e stuprano le nostre donne”

Se da un italiano: o hai provocato e te la sei cercata o eri consenziente perchè non ti sei difesa, o eri ubriaca o fumata e sei una bad girl vs bravi ragazzi ecc. ecc.

Conosciamo tutte le sfumature del caso.

Le dettaglia e ce le ricorda bene Nadia Somma in questo articolo.

Così, il nostro ipotetico schemino, nonostante uno stupro sia uno stupro, uno stupro, continua ad avere percorsi diversi perchè come scrive Somma c’è stupro e stupro… e chi ne è vittima continua ad esserlo anche della morale che la giudica.

l’irriducibile molteplicità

agosto 7th, 2017 by dumbles

Dal web questo interessante scritto di Paul B. Preciado. Da Internazionale

La seconda rivoluzione sessuale è transfemminista

La battaglia legale lanciata da Gaëtan Schmitt, che chiede di essere riconosciuto come persona di “sesso neutro”, oltre alla diffusione del documentario Ni fille ni garçon (Né ragazzo né ragazza), che segue la vicenda di Vincent Guillot insieme ad altri attivisti, fanno emergere nel dibattito francese le rivendicazioni dei movimenti intersessuali.

Se si possono considerare gli anni sessanta come il momento in cui sono emersi i movimenti femministi e omosessuali, si può dire che il nuovo millennio si caratterizza per la visibilità crescente delle lotte trans e intersessuali. Si delinea così la possibilità di configurare una seconda rivoluzione sessuale transfemminista, che non assume la forma di politiche identitarie ma si costruisce attraverso alleanze stabilite tra varie minoranze politiche di fronte alla norma.

La nostra storia della sessualità è sconcertante quanto un racconto di fantascienza. Dopo la seconda guerra mondiale, la medicina occidentale, dotata di nuove tecnologie che le permettono di accedere a manifestazioni della vita fino ad allora invisibili (differenze morfologiche, ormonali o cromosomiche), si confronta con una realtà scomoda, ovvero che esistono corpi che, alla nascita, non possono essere definiti semplicemente femminili o maschili: piccoli peni, testicoli non formati, assenza di utero, variazioni cromosomiche che vanno oltre lo schema xx/xy. Neonati che rimettono in discussione la logica binaria.

Scale e protocolli
Ne è conseguita quella che, nella terminologia di Thomas Khun, potremmo definire una crisi del paradigma epistemologico della differenza sessuale. Poteva essere possibile modificare il quadro cognitivo dell’assegnazione sessuale, aprire le categorie umane a qualsiasi forma di esistenza genitale. Ma è successo esattamente il contrario. Abbiamo dichiarato “mostruoso”, “inaccettabile”, “handicappato” il corpo genitalmente differente, lo abbiamo sottoposto a un insieme di operazioni chirurgiche e ormonali che cercano di riprodurre le morfologie genitali dominanti, maschile e femminile.

I macabri protagonisti di questa storia (tra gli altri John Money e Andrea Prader) non sono stati né fisici nucleari né militari. Bensì pediatri. A partire dagli anni cinquanta si è diffuso l’uso della “scala Prader” (un metodo visivo che permette di misurare “la virilità anormale delle parti genitali” dei neonati) e il “protocollo Money” (che indica le tappe da seguire per condurre il corpo di un neonato intersessuale verso uno dei poli binari, maschile o femminile).

La mutilazione genitale dei neonati considerati come intersessuali è diventata allora una pratica ospedaliera consueta. Se diverse religioni praticano rituali di marchiatura o mutilazione genitale (clitoridectomia, circoncisione e altre) considerati barbari dall’occidente che si autodefinisce civile, queste stesse visioni razionali accettano come necessario il ricorso a violenti rituali scientifici di mutilazione genitale. Questa fantascienza porno-gore degli anni cinquanta è oggi la nostra comune archeologia anatomica.

La differenza di sesso e di genere garantisce il mantenimento dei privilegi patriarcali ed eterosessuali

La differenza genitale maschile-femminile è in realtà un’estetica (un insieme di forme giudicate in base a una scala di valori) arbitraria e storicamente sopravvalutata, secondo la quale l’essere umano ha solo due possibilità: pene penetrante o vagina penetrata. Siamo sottoposti a un kitsch pornoscientifico, ovvero alla standardizzazione della forma del corpo umano secondo criteri d’estetica genitale eterocentrati.

Il regime binario sesso-genere sta al corpo umano come la mappa al territorio: è un quadro politico che definisce organi, funzioni e usi. Un quadro cognitivo che stabilisce le frontiere di separazione tra il normale e il patologico.

Così come i paesi africani sono stati inventati dagli accordi coloniali tra gli imperi del diciannovesimo secolo, la forma e la funzione dei nostri organi cosiddetti sessuali sono il risultato di accordi sottoscritti dalla comunità scientifica nordamericana all’epoca della guerra fredda, con l’obiettivo di mantenere i privilegi del patriarcato e l’organizzazione sociale della riproduzione eterosessuale.

La dignità del corpo
Il movimento intersessuale contemporaneo denuncia il modo in cui Prader confonde, per esempio, le forme genitali poco diffuse (ma lo sono davvero? Prader parla di un neonato su duemila, ma sono uno su ottocento secondo studi più recenti) con forme patologiche che impongono con la forza un processo di normalizzazione chirurgica e ormonale. La mutilazione genitale deve essere considerata un crimine, indipendentemente dal fatto che sia legittimata da un discorso religioso o scientifico.

Un corpo dotato di macro-clitoride e di utero deve essere riconosciuto come un corpo umano legittimo, senza che sia necessaria una ricostruzione volta a farlo coincidere con l’estetica genitale binaria. Un corpo senza pene e con un orifizio non penetrabile può avere un’esistenza genitale e sessuale fuori dalle imposizioni dell’eterosessualità normativa. Altre estetiche sessuali sono possibili e meritano di essere politicamente accettabili: alcuni trans, peraltro, optano intenzionalmente per un’estetica intersessuale (uomini senza pene, donne con pene e così via).

A essere malato è semmai il regime binario di sesso-genere. Non i corpi chiamati intersessuali. Il prezzo della vostra normalità sessuale è il nostro “intersessualicidio”. La sola cura della quale abbiamo bisogno è un cambiamento di paradigma. Come ci ha insegnato la storia, la differenza di sesso e di genere garantisce il mantenimento dell’insieme dei privilegi patriarcali ed eterosessuali.

Questo cambiamento non sarà quindi possibile senza una rivoluzione politica. Il transfemminismo potrebbe definirsi come un movimento rivoluzionario, ancorché pacifico, che nasce dall’alleanza tra lotte storiche antipatriarcali del femminismo, lotte recenti per la demedicalizzazione e la depatologizzazione dei movimenti trans e intersessuali, ma anche dalla diversità morfologica e neurologica (movimenti handiqueer).

Comporta l’abolizione del sistema binario sesso-genere, delle sue codificazioni istituzionali e amministrative (che partono dall’assegnazione del sesso in utero o al momento della nascita). E promette così una trasformazione politica profonda, che condurrà al riconoscimento dell’irriducibile molteplicità della vita e al rispetto della sua integrità fisica.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano francese Libération.

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3 agosto: giornata di solidarietà e lotta con le donne yazide

agosto 2nd, 2017 by dumbles

Condividiamo l’appello lanciato dalla Conferenza Internazionale delle Donne Yazide. L’appello è per una giornata internazionale di iniziativa contro il femminicidio nel ricordo del genocidio perpetrato dallo stato islamico (IS) sulla popolazione yazida della città irachena di Sinjar.

Le donne sono quelle che hanno subito di più la deportazione con stupri, torture e schiavitù sessuale e con il femminicidio come elemento portante del genocidio finalizzato all’annientamento di tutta la comunità.

Così, nell’indifferenza e spesso nella dimenticanza, si ripete nella storia l’uso del femminicidio come strategia politica, come arma utilizzata a fini di terrore, sradicamento, epurazione etnica.

Karima Guenivet ci aiuta a ricordare: Durante l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990 più di 5000 donne kuwaitiane sarebbero state violentate. Dal 1991 iniziano le ostilità nella ex Jugoslavia, così come inizia non solo l’uso dello stupro, ma anche delle gravidanze forzate, a fini di epurazione etnica. Nell’aprile 1994 lo stesso schema si ripete in Ruanda, dove, secondo i rapporti dell’Onu, circa 50000 donne sarebbero state violentate, torturate, mutilate o uccise. In Algeria e in Afghanistan altre donne subiscono la stessa sorte, non più in nome di una politica di epurazione etnica o di una volontà di sradicamento, ma in nome della jihad. Read the rest of this entry »

Nadia

agosto 1st, 2017 by dumbles

«È un bravissimo ragazzo, tranquillissimo, laureato, non ha mai dato un problema – ha raccontato la zia Antonietta – È una cosa inspiegabile. Si era trasferito a Spilimbergo per lavoro. Avevo conosciuto anche la ragazza, ce l’aveva presentata, erano felici. Una coppia normale».

Sono le parole della zia Antonietta a cercare disperatamente la garanzia della normalità e la certificazione dell’incapacità di azioni violente.

Invece no; la laurea non è una garanzia, l’essere bravissimi nemmeno e nemmeno l’appartenenza ad una famiglia tanto credente. Nulla di tutto questo garantisce dal commettere femminicidio. Read the rest of this entry »

Appuntamento con Dilar Dirik

luglio 5th, 2017 by dumbles

Evviva! Domenica pomeriggio, 9 luglio, nel contesto della festa Tepee tal parco, dalle 17,30 circa ci collegheremo con Dilar Dirik per dialogare con lei intorno a tutto quello che sta accadendo in Rojava, sulla rivoluzione curda, il confederalismo democratico, l’ecologia radicale e la liberazione delle donne.

Dilar dirik è attivista del Movimento delle Donne Curde e dottoranda in sociologia presso l’Università di Cambridge.

Alcuni suoi interventi li trovate qui, e qui..

Tepee tal parco è una festa conviviale politica di base che si svolge da svariati decenni nella bassa friulana.

La festa porta avanti le istanze dei popoli nativi di tutto il pianeta, con un’attenzione particolare  verso gli indiani dell’America del nord.

Ciò che ci sta a cuore sono appunto i popoli nativi, i popoli senza Stato e/o minorizzati dagli Stati e le loro lotte di liberazione.

Anche il popolo friulano è un  popolo minorizzato dallo Stato italiano (come del resto la componente slavofona della regione Friuli venezia Giulia), come quello sardo o altre minoranze etnico/linguistiche che vivono sul territorio statale. Il nostro pensiero e agire politico è sempre stato connotato da una forte attenzione e tensione verso queste differenze e verso il potenziale rivoluzionario che può venire dal vivere e dall’elaborare politicamente una condizione di oppressione e di esclusione e distanza dal dominio.

Anche per questo, seguiamo con entusiasmo l’esperienza di Rivoluzione della Rojava e cerchiamo di capirne sempre di più nel tentativo di evolvere nella consapevolezza e nelle forme di lotta anche nella nostra terra.

L’appuntamento con Dirik è un evento prezioso. Partecipate!

Io sto con Maya

giugno 19th, 2017 by dumbles

Riprendiamo e condividiamo da Radio Blackout:

Nella notte tra l’8 e il 9 giugno Maya, 19 anni, mentre sta tornando a casa dopo una serata ai murazzi di Torino assiste a un controllo della polizia su due ragazzi e quindi si avvicina per capire costa sta succedendo. Al suo “troppo interesse” corrisponde immediatamente la risposta innervosita degli agenti che la identificano e minacciano di farle passare la notte in carcere. Nella centralissima Piazza Vittorio, Maya viene sequestrata dagli agenti e portata nella caserma di Via Veglia. In macchina tira fuori il telefono per avvertire la famiglia e gli amici ma la polizia inchioda e le storce un braccio e leva il telefono. In commissariato viene riconosciuta come una militante politica e ricominciano quindi gli abusi degli agenti che iniziano a insultarla, la zittiscono e le urlano addosso. Read the rest of this entry »

Post Pride

giugno 12th, 2017 by dumbles

Nel volantino che abbiamo distribuito al Pride fvg, ci siamo chieste se non sia meglio declinare le proprie rivendicazioni, desideri, diritti al di fuori del contesto istituzionale… già….

Il corteo di sabato era aperto dalla governatrice Serracchiani e dal sindaco Honsell… Orgogliosi di che?

Del TAV e di tante altre porcate l’una, del decoro urbano cavallo di battaglia di tutte le destre l’altro.

Dei portabandiera letteralmente squalificanti capaci solo di ridurre la rivendicazione in rappresentazione, nella prospettiva di una manciata di voti alle loro amministrazioni.

Non regaliamogli la rivolta.

Pride

giugno 11th, 2017 by dumbles

Al Pride fvg eravamo presenti con questo volantino:

SENZA MERCATO NE’ LEGGEcon orgoglio ed autodeterminazione, riproduciamo libertà.

Dice lo psichiatra: “La nostra identità, il modo in cui la percepiamo e la rappresentiamo, è il risultato di un dialogo psicobiologico e culturale complesso in buona parte ancora sconosciuto. Fantasie, comportamenti e desideri (sessuali e non) sono così personali da rendere piuttosto arduo il compito di creare categorie generali e sufficientemente esplicative.” (Il Fatto Quotidiano 27.05.17)

E perchè dovremmo crearle, queste categorie? chiediamo noi.

La vita è fatta di diversità che si esplicano in molteplici sfumature; comprese quelle di sesso,di genere e di orientamento.

La diversità è qualcosa che la natura crea continuamente ma che la cultura nel suo divenire storico spesso soffoca.

Una cultura castigante, eteronormata ed eteronormativa, omofoba, sessista, razzista, sostanzialmente fascista.

E’ quella che spinge a rivendicare l’orgoglio della propria diversità, vale a dire il bisogno di essere normali rispetto a sè stess*. Read the rest of this entry »

Solidarietà a Non Una di Meno – Pisa

maggio 25th, 2017 by dumbles

Questa è la notizia che riprendiamo da Dinamo Press: Alle 8:00 circa di stamattina, a Pisa, polizia e digos hanno sgomberato la Mala Servanen Jin Occupata – Casa delle Donne che combattono, spazio femminista aperto l’8 marzo a seguito della giornata di sciopero delle donne, che ha visto a Pisa un corteo partecipatissimo invadere le strade della città.

L’ex centro di accoglienza di via Garibaldi è stato sottratto dallo stato di abbandono in cui era lasciato dal Comune di Pisa e dall’Usl per divenire luogo di discussione, ascolto e aggregazione attorno ai temi della salute e dei servizi, caratteristici del percorso Non Una Di Meno.
“Una Casa dove noi donne che ci ribelliamo ad un sistema di servizi sociali autoritario possiamo trovare soluzioni stabili alle nostre emergenze socio-abitative, liberandoci da giudizi e umiliazioni, dal ricatto di perdere i nostri figli o i pochi sussidi da elemosina.”
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Meglio il miscuglio

maggio 20th, 2017 by dumbles

La scorsa settimana abbiamo avuto modo di ascoltare un intervento di Salvatore Ceccarelli, di passaggio a Udine in un incontro in cui si parlava di biodiversità organizzato da una associazione di agricoltori biologici.

Salvatore Ceccarelli è un genetista che dopo aver insegnato per anni all’università di Perugia è passato alla sperimentazione sul campo dove, avvalendosi delle conoscenze in materia, ha praticato, assieme alle popolazioni ed agli agricoltori e soprattutto alle agricoltrici interessat* una cosa che si faceva già da 9000 anni, cioè lasciare che le piante si adattassero al loro ambiente.

Sembra la scoperta dell’acqua calda, una scoperta che in realtà è stata cancellata dall’agricoltura di tipo industriale che ha trasformato ambienti diversi in luoghi tutti uguali con poche specie e varietà coltivabili sempre più dipendenti da concimi ed antiparassitari e quindi con la concentrazione e la dipendenza dei semi da poche multinazionali. Read the rest of this entry »

Graduatorie

maggio 13th, 2017 by dumbles

Gli stupri hanno una graduatoria. Sapevamolo.Ce lo ricorda la governatrice Serracchiani, la quale, a proposito di quanto accaduto recentemente a Trieste dice: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese” e aggiunge: “Gesti come questo devono prevedere l’espulsione dal nostro Paese”.

Salvini in solidarietà per le critiche sollevate nei suoi confronti ha subito indossato una t-shirt con scritto “Je suis Debora”. Ça và. Read the rest of this entry »

Mai state pacifiste

maggio 8th, 2017 by dumbles

Come non condividere questo importante ed illuminante scritto di Dilar Dirik?

Il pacifismo – o passivismo? – femminista (Dilar Dirik)

Domani è la giornata internazionale delle donne. Di fronte all’ondata sempre crescente di femminicidi, violenza sessuale e cultura dello stupro, dobbiamo affrontare la questione dell’autodifesa delle donne.
Quando alcune donne bianche celebrano la non violenza dei cortei delle donne contro Trump, per poi posare di fronte alla macchina fotografica con i poliziotti, quando la violenza per mano di quest’ultimi colpisce nello specifico soprattutto persone di colore, quando i nazi-punchers (chi risponde con un pugno a un nazista) vengono accusati di essere uguali ai fascisti, quando le femministe in situazioni di relativa sicurezza accusano di militarismo le donne militanti del Medioriente che devono far fronte alla schiavitù sessuale dell’Isis… dobbiamo problematizzare il concetto liberale di non violenza che lascia da parte i sistemi di potere e i meccanismi di violenza strutturale che vi si intersecano. Read the rest of this entry »

Ricostruire la casa delle donne di Kobane

aprile 29th, 2017 by dumbles

RICOSTRUIRE LA CASA DELLE DONNE DI KOBANE

Uno dei primi edifici simbolo della rivoluzione curda distrutti dall’Isis

La CASA, su decisione delle donne di Kobane, avrà una sua Accademia, cioè un luogo di autoformazione permanente, dove le donne possono incontrarsi, discutere, studiare le origini dell’oppressione e cercare vie di uscita. Un percorso dentro la storia, concepito dal Kongre Star (Congresso delle donne) con una lettura di genere e un percorso di formazione politica e di presa di coscienza collettiva che da Kobane si allarga ai villaggi, per combattere gli abusi fisici e psicologici, la subalternità passiva e attiva, i lacci tradizionali del patriarcato.

NE PARLEREMO con CARLA CENTIONI dell’associazione PONTE DONNA di Roma che è tra le promotrici del progetto di ricostruzione e della raccolta fondi per renderla possibile

VENERDI’ 5 MAGGIO 2017 alle ore 20.30

SPAZIO SOCIALE AUTOGESTITO TAI GJAI di S.Giorgio di Nogaro

L’incontro sarà anche un’occasione per approfondire l’analisi delle modalità rivoluzionarie di organizzazione della società che le donne curde teorizzano e mettono in pratica, analisi che abbiamo affrontato a più riprese in questi anni con le compagne curde invitate qui da noi e con i/le compagn* che da vari luoghi e con varie modalità sono andat* in Rojava.

In particolare cercheremo di mettere a fuoco le caratteristiche degli interventi sociali come quello contro la violenza di genere che vengono concepiti dalle donne curde nell’ambito del confederalismo democratico come azioni di auto-mutuo aiuto con intenzionalità politica di liberazione in una dimensione di autonoma convivialità sociale.

Questa concezione rivoluzionaria mette il dito sulla piaga del sistema del servizio sociale delle società capitaliste, liberiste e penali dove noi viviamo, che ha la funzione di espropriare relazioni e funzioni sociali e capacità di autogestione, e di rafforzare un’enorme burocrazia con la funzione di inferiorizzare, sorvegliare e punire i soggetti che vi si rivolgono.

 

Denuncie per chi denuncia

febbraio 1st, 2017 by dumbles

Il 7 gennaio si era svolta a Gorizia, davanti alla prefettura, un presidio contro la proposta del ministero dell’interno di aprire un CIE in ogni regione.
Per il Friuli si tratterebbe della ri-apertura di quell’oscena esperienza di reclusione e deprivazione di ogni diritto che è stato il CIE di Gradisca.
E’ quindi anche contro la sua riapertura che si è manifestato ricordando e leggendo le testimonianze dirette di quelle persone che lì vi erano rinchiuse.
Ebbene, la semplice lettura di una lettera, sembra aver costato a Sara, la compagna che l’ha riportata, una denuncia da parte del sap sindacato di polizia.
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L’accoglienza per Sandrine

gennaio 3rd, 2017 by dumbles

Nell’epoca della post verità l’accoglienza è, come titolano sul blog Hurrya, qualcosa che segrega ed uccide.

Così è morta Sandrine, in questo contesto dove una parola che dovrebbe significare rifugio e protezione è in realtà tutt’altro.

Questo hanno denunciato le proteste delle persone del centro per richiedenti asilo di Conetta, in provincia di Venezia.

Quello che sono e come vengono gestiti questi centri è tutto ben documentato qui; sono la continuazione del grande business che i cie realizzavano alla grande sulla pelle de* migranti.

E dal momento che occorre fingere di dare una riposta ai deliri securitari, alle paure sempre opportunamente sollecitate che indicano in ogni migrante un possibile terrorista, il 2016 si è chiuso con la previsione dell’apertura di un centro di identificazione ed espulsione in ogni regione.

I cie erano dei lager; lo saranno ancora perchè chi li ripropone non può pensare nulla di meglio.

Perciò noi saremo sempre a contrastarli e combatterli.

Per amore

dicembre 14th, 2016 by dumbles

iniziative43a La forza delle donne: portare la rivoluzione nel cuore della vita

Domenica 18 dicembre 2016 – spazio sociale autogestito Tai Gjai presentazione del libro

PER AMORE – la Rivoluzione del Rojava vista dalle Donne di Silvia Todeschini

In questo libro Silvia Todeschini ha raccolto preziose interviste a donne Yezide di Shengal, sopravvissute al massacro del 3 agosto 2014 compiuto da daesh con la complicità dei peshmerga di Barzani, che hanno deciso di combattere per la difesa e la liberazione del proprio popolo come anche per la propria autodifesa e per la propria liberazione dall’oppressione sessista e patriarcale. L’autrice ha raccolto anche molte testimonianze di donne della Rojava, combattenti per la liberazione a vario livello ed in vario modo. La proposta di queste testimonianze non ha solamente un intento documentario di conoscenza ma vuole portare l’esempio e la forza di queste donne fino a noi, dentro i nostri percorsi di vita e dentro le nostre lotte. iniziative43b

Il Paradigma di Gaza

novembre 29th, 2016 by dumbles

iniziative41MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE PRESENTAZIONE DEL LIBRO: ” GAZA E L’INDUSTRIA ISRAELIANA DELLA VIOLENZA” – S.GIORGIO DI NOGARO – H.20,30 Sala Conferenze Villa Dora – con la partecipazione del coautore Alfredo Tradardi

La Striscia di Gaza, da quasi un secolo, è un luogo di sofferenza e di resistenza. Non è l’unico in questo mondo sconvolto da conflitti, ma costituisce il paradigma di riferimento dell’industria della violenza contemporanea.
La violenza contro i palestinesi è un continuum che oscilla tra un minimo quotidiano, a bassa intensità, con i suoi morti, i suoi feriti e le sue distruzioni, completamente trascurata dai media, alle punte delle operazioni militari con il loro risvolto voyeuristico di fronte allo spettacolo del dolore. Né va dimenticata la violenza che si esercita contro i palestinesi cittadini di Israele e quella contro i profughi che vivono nei campi allestiti a partire dal 1947-1948 nei paesi arabi del Medio Oriente. Per questo possiamo parlare di un vero e proprio paradigma dell’industria della violenza. Read the rest of this entry »

25 novembre

novembre 25th, 2016 by dumbles
femminicidio86Riceviamo da Nicoletta Poidimani questo suo interessante contributo su Radio Cane significativamente intitolato Corpo è rivoluzione!
Parte da Parinetto, filosofo suo maestro e va a toccare moltissimi argomenti, dall’autodeterminazione della sessualità, all’aborto, alla violenza maschile sulle donne…
In questa giornata densa di discorsi vittimistici, retorici e inconcludenti, quando non forcaioli, e comunque tutti volti a negare e nascondere la radice del problema della violenza di genere e cioè la struttura delle relazioni sessuali e familiari nella società capitalista e patriarcale, questo intervento è una vera boccata di ossigeno rivoluzionario per i neuroni di tutt*!

A fianco di Nicoletta

settembre 27th, 2016 by dumbles

NoTav9a fianco di chi resiste.

Era accusata di resistenza a pubblico ufficiale durante una manifestazione NoTav e perciò condannata a presentarsi quotidianamente dai carabinieri; Nicoletta disobbedì rivendicando il diritto al dissenso ed alla libertà, fu perciò ulteriormente condannata all’obbligo di dimora; Nicoletta disobbedì, fu perciò ulteriormente condannata agli arresti domiciliari; Nicolettà disobbedirà di nuovo.

Questo il suo atto di autodeterminazione alla notifica della pena pensata ed imposta da chi ti vuole togliere la terra dove cammini e l’aria che respiri.

Noi siamo con Nicoletta Dosio, No Tav sempre.

24 settembre, giornata di solidarietà con il popolo Kurdo

settembre 25th, 2016 by dumbles

iniziative40Questo il nostro contributo alla giornata di ieri, concretizzata in un presidio a Udine

Perchè siamo qui?

Perchè solidarizziamo e sosteniamo il popolo Kurdo in lotta.

Perchè I Kurdi sono riusciti ad individuare la soluzione al problema.

Quale problema?

Il problema di come percorrere e praticare una strada diversa da quella del sistema “democratico”, neoliberista, eurocentrico e statocentrico che lo sta portando verso una spettacolare sconfitta.

Così scrive Hawzhin Azeez in un importante documento che vi invitiamo a leggere (*)

Invece il sistema di cui sopra, piuttosto che guardare a sé ed ai suoi macroscopici disastri, li perpetua combattendo il popolo Kurdo, nei secoli renitente ad essere assimilato, turchizzato, arabizzato o persianizzato, e lo combatte tanto più quanto questo riesce a creare un’alternativa ed una via di uscita dalla società del dominio. Read the rest of this entry »