Marie Noire

gennaio 10th, 2018 by dumbles

Marie Claire: tutto su Moda Donna, Bellezza, Tendenze, shopping, attualità e testimonianze di viaggi: storie, passioni e visioni di donne dal mondo… nel numero del passato novembre illustrava la vera verità sulle donne di Casa Pound. Un altro tassello nella lista lunga del fascismo trendy. Ne parla qui di seguito il post di Staffetta.

«Marie Claire» e la moda del neofascismo

Non ha destato alcuno scalpore né reazione istituzionale il fatto che un migliaio di militanti di CasaPound provenienti da tutt’Italia siano andati a fare il saluto romano nel luogo di un atipico duplice omicidio del 1978 compiuto con una mitraglietta Skorpion che era allora di proprietà di un ispettore di polizia…

D’altronde, la fine della legislatura ha messo la parola fine anche alla Legge Fiano che introduceva il nuovo reato di propaganda del regime fascista e nazista.

Invece, la rivista di moda «Marie Claire», tra un servizio sull’eleganza degli stivaletti rossi e un altro sul ritorno dei camperos, si cimenta con una maldestra réclame elettorale a favore del neofascismo in un articolo intitolato «Che cosa sai veramente delle donne di CasaPound?» di tal Davide Burchiellaro.

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Pignarul

gennaio 4th, 2018 by dumbles

Sabato 6 gennaio, epifania. Come ogni anno noi accendiamo il fuoco, e come già da un paio di anni nell’area abbandonata di una ex caserma. Per riprenderci simbolicamente territorio rubato alla città. Il friuli è stata una delle regioni più militarizzate con l’1,3% del territorio occupato da strutture militari e il 50% molestato da altrettante servitù; basi,poligoni ecc. Ce ne sono ancora, ed è sempre ora di finirla e di riutilizzare gli spazi per strutture di vita comunitaria o, ancora meglio, autogestionaria.

Perciò all’insegna dell’antimilitarismo da tenere sempre attivo, tra un Niger e un bottone nucleare; all’insegna dell’antifascismo evergreen; dell’antirazzismo più che mai… fuoco al pignarul, e speriamo che il fumo vada bene. 🙂

Se il fum al va a soreli a mont, cjape il sac e va pal mont. Se il fum al va a soreli jevât,
cjape il sac e va al marcjât » –  « Se il fumo va a occidente, prendi il sacco e vai per il mondo [emigra]. Se il fumo va a oriente, prendi il sacco e vai al mercato [a vendere il raccolto] » 

Buon proseguimento

gennaio 2nd, 2018 by dumbles

si dice nei giorni successivi al primo gennaio. Per proseguire bene, intanto realizziamo un po’ di quello che è successo su questo pianeta nel 2017 prendendo a prestito le immagini del sito Desdemona Despair. Per non fare come quell* che continuano a giocare a golf mentre vicino brucia tutto.

L’indifferenza non ci appartiene. Scegliamo lo spirito positivo e felice emanato dalla ragazza della foto di ieri. Con il cuore ricamato sui mutandoni perchè è bello amare quello che si è ed il posto in cui si decide di stare. Il resto poi, è spesso una gran battaglia.

Buon anno

gennaio 1st, 2018 by dumbles

Grazie a Diane Arbus per questa bella foto.

Per Paola

dicembre 26th, 2017 by dumbles

A casa di Paola, in ottobre. Abbiamo pranzato, riso, scherzato, discusso, pensato, approssimato un pò di futuro.

Il 22 dicembre Paola ci ha lasciat*.

Qui sotto alcuni pensieri, in attesa di festeggiarla adeguatamente e poi ognun* la terrà nel suo cuore, o nella sua mente, come si vuole.

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Manifestazione antirazzista antifascista a Gorizia

dicembre 13th, 2017 by dumbles

CONTRO LE FRONTIERE

PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE

DI TUTT*

MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALISTA

ANTIRAZZISTA ANTIFASCISTA

Gorizia, 16 dicembre 2017 h 15.00 Piazza Sant’Antonio

Il sistema capitalista globale che sfrutta e devasta esseri viventi e territori e che per mezzo di governi e multinazionali schiavizza interi popoli, opprime le classi sociali più deboli e abbatte foreste, desertifica e inquina vaste aree del Pianeta, favorisce e garantisce la libera circolazione di merci e capitali, subordinando alla logica perversa del profitto la possibilità di vivere – in modo dignitoso e libero – per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Read the rest of this entry »

Chi legittima chi

dicembre 10th, 2017 by dumbles

Eccolo di nuovo: Massimo Fini dalle colonne del Fatto Quotidiano di sabato con l’articolo “Stiamo legittimando le streghe nere” ad usare lo smaccato trucchetto del delegittimare donne e antifaacist* perchè, delegittimano sessisti, molestatori e fascisti e quindi, mostrandosi così intolleranti peccano degli stessi peccati che vorrebbero contestare.

Scrive lui: “Tira una brutta aria, di maccartismo, di caccia alle streghe, In Italia, in Europa, negli Stati Uniti. Dopo il ‘caso Weinstein’ si è aperta la caccia al ‘molestatore sessuale’. Non c’è uomo, soprattutto pubblico, politico, produttore, regista, attore, ma anche privato, su cui non aleggi l’accusa di stregoneria. E come ai tempi della Santa Inquisizione basta il sospetto perchè venga acceso il rogo. Non passerà molto tempo – sempre che la cosa non sia già in atto – perchè un qualche politico ingaggi dei Santi Inquisitori per rovinarne un altro.” Read the rest of this entry »

Incontro con Daniela Danna

novembre 7th, 2017 by dumbles

Manifestazione antifascista antirazzista a Pordenone

ottobre 13th, 2017 by dumbles

Sabato manifestazione organizzata dall’Osservatorio Regionale Antifascista a Pordenone. Qui il volantino di indizione e il testo collegato.

Riprendiamoci le città” è l’invito con il quale abbiamo indetto una manifestazione regionale, ricca di contenuti, e in programma a Pordenone in piazzetta Cavour sabato 14 ottobre alle ore 15.

Dietro a questo appello c’è la nostra determinazione a riconquistare lo spazio urbano, inteso come spazio pubblico di confronto e ricomposizione, di costruzione di pratiche sociali che sappiano mettere al centro del loro agire processi di mutualismo e solidarietà. L’intento è di invertire quelle politiche di esclusione e di discriminazione che ci vorrebbero l’uno contro l’altro, che ci impongono, attraverso i vari dispositivi “securitari” ed emergenziali, un modello di città dove gli spazi di agibilità politica sono sempre più ridotti, dove si stanno affermando, attraverso l’imposizione di diverse categorie sociali cosiddette pericolose, una diffidenza generalizzata verso il diverso, il povero e l’emarginato e un insensato rinchiudersi dentro una dimensione identitaria, impermeabile e settaria, dove la principale preoccupazione è quella di difendere (anche se ormai ridotti all’osso) i propri privilegi.

 

In tutti questi anni, dopo la crisi del 2008, abbiamo assistito ad una progressiva erosione dei nostri diritti. Ci hanno negato un futuro rendendo le nostre vite sempre più precarie. Le difficoltà ad avere una vita dignitosa sono determinate dall’impossibilità di accedere ad un reddito garantito, a dei servizi sociali pubblici e gratuiti, ad una casa per tutti.

Ci stanno imponendo un modello di socialità da centro commerciale, le nostre piazze diventano “salotti” accessibili solo per pochi e possiamo esprimerci solo se accettiamo di stare alle condizioni del mercato e dei loro diktat ideologici. Vogliamo liberarci da questa visione riduttiva del vivere lo spazio pubblico e proprio per questo, sentiamo la necessità di sviluppare forme non gerarchiche ed inclusive di autodeterminazione e di autonomia attraverso l’apertura di spazi sociali autogestiti e non mercificati. Siamo convinti che le piazze, le strade e i quartieri appartengono a chi li vive e non possono essere ridotti a centri commerciali urbanizzati per clienti selezionati. Vogliamo quartieri aperti a tutti e solidali per una città  meticcia ed egualitaria.

Le nostre città sono sotto minaccia di gruppi neofascisti e xenofobi che, attraverso la violenza squadrista contro strutture di movimento e i propri militanti, confermano la loro funzione storica di movimento reazionario, trovando la propria legittimità grazie anche ad una stampa sempre più compiacente e alla connivenza con amministrazioni locali amiche che garantiscono loro una impunità quasi totale.

C’è un nesso tra il diffondersi di questi gruppi nazi-fascisti e gli interventi legislativi approvati dai vari governi in tema di riduzione dei diritti e delle libertà sociali. Queste scelte normative, sostenute da una visione emergenziale dei problemi sociali, hanno sviluppato nell’opinione pubblica una accettazione di quelle che sono le azioni repressive e di esclusione che stanno alla base della retorica sulla “sicurezza” e che individuano negli strati sociali meno abbienti la causa di un malessere generalizzato ma che, nella realtà, è il prodotto di una crisi economico-finanziaria figlia di un modello sociale ed economico che vive sullo sfruttamento del lavoro collettivo. In questo contesto, diventa più facile per l’estrema destra raccogliere questo malessere è indirizzarlo contro i poveri, gli emarginati, gli stranieri, ecc.. Stiamo assistendo ad una deriva sul piano dei principi e dei rapporti di solidarietà sociale con l’affermarsi di comportamenti e pratiche intolleranti ed aggressive che stanno modificando la nostra percezione del mondo e dei nostri rapporti sociali e personali. Le manifestazioni di intolleranza contro gli stranieri, le violenze contro i gay e i diversi, la violenza sistematica contro le donne sono ormai fatti di cronaca quotidiana.

Vogliamo reagire a questo stato di cose proprio perché non intendiamo subire passivamente quanto sta accadendo. E lo facciamo riaffermando il nostro diritto ad essere soggetti attivi di un cambiamento sociale che rimetta al centro i temi dell’equità, del reddito, delle libertà individuali e del diritto ad una socialità alternativa al mercato.

-Contro le connivenze fra amministrazioni locali e gruppi neofascisti, per lottare contro la violenza squadrista

-Per la difesa e lo sviluppo di spazi sociali autogestiti e non mercificati

-Per città e quartieri aperti e solidali, per sviluppare forme di solidarietà dal basso

-Contro la retorica della “sicurezza” fatta di ronde, guerra ai poveri ed esclusione sociale

-Contro il patriarcato e l’ordine eterosessuale, per un antifascismo transfemminista

 
Osservatorio Regionale Antifascista

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Lo Stato non si tocca

ottobre 2nd, 2017 by dumbles

ma lo Stato ti tocca e ti randella ad opera dei suoi sgherri come e quando vuole.

Accade a Barcellona. Lo abbiamo visto ieri nei vari filmati, l’orribile polizia picchiare a più non posso, strattonare e malmenare perfino persone anziane in fila per esprimere in un referendum l’intenzione di smarcarsi dallo stato spagnolo.

Dal nostro punto di vista non ha molto senso uscire da uno Stato per metterne in piedi un altro; ne avrebbe molto di più invece tentare di realizzare qualcosa di radicalmente diverso (preziosa l’esperienza curda del Rojava), ma questo non significa assolutamente che le istanze di indipendenza non debbano avere voce e non debbano essere rispettate.

Nella Spagna di Rajoy post franchista ma sempre fascista questo non può essere; è una storia lunga che ci ricostruisce Elisabetta nella sua parentesi della Coordinamenta.

Ah, poi quando lo stato agisce al suo massimo, non manca mai di condire la violenza con il sessismo; ti spacca le dita e non dimentica di toccarti le tette.

E oggi cosa mi metto?

ottobre 1st, 2017 by dumbles

Di Camusso nel nostro blogghino avevamo detto qualcosa qui, qui e qui.

Oggi ci torniamo su perchè la cgil torna in piazza con quella della violenza contro le donne, il pink washing periodico che ormai è in voga fra molt* in politica, nel sindacato, in genere fra chi deve emergere per sensibilità istituzionale.

Che l’argomento lavi più bianco lo avevamo scritto cinque anni fa, e da allora, ci pare che non molto sia cambiato, visto che si continuano a piangere vittime e su violenza sessuale e molestie si snocciolano numeri da capogiro come se nulla si fosse detto e nulla si fosse fatto.

La logica forcaiola che di solito si accompagna sempre nelle cose da fare in questi casi, non ha pagato e non paga; l’ostentazione continua di immagini vittimologiche di donne pèste e battute, neanche, bambole di pezza e scarpe rosse esposte nelle manifestazioni sono significati vuoti a certificazione di un “fenomeno” che ormai serve solo a vestire di ipocrisia chi ti dice di vestirti di libertà. Read the rest of this entry »

Lo schema dello stupro

settembre 10th, 2017 by dumbles

Ci assale una gran tristezza. Per il ripetersi di stupri e per le reazioni conseguenti che leggiamo e sentiamo dai media. Tutto già visto e sentito; mai un passo avanti, semmai, indietro.

Sulle reazioni attorno agli stupri di Rimini e di Firenze si potrebbe costruire uno schema, un modello convenzionale, tanto le cose che si sentono sono ripetitive.

Se sei stata stuprata, se ti è stata usata violenza, per prima cosa dipende da chi.

Se da un extracomunitario, nero, arabo, musulmano ecc. sei stata violentata senza se e senza ma e sei una donna da tutelare e la tua denuncia sarà usata contro tutti gli immigrati, che quelli “vengono qua e stuprano le nostre donne”

Se da un italiano: o hai provocato e te la sei cercata o eri consenziente perchè non ti sei difesa, o eri ubriaca o fumata e sei una bad girl vs bravi ragazzi ecc. ecc.

Conosciamo tutte le sfumature del caso.

Le dettaglia e ce le ricorda bene Nadia Somma in questo articolo.

Così, il nostro ipotetico schemino, nonostante uno stupro sia uno stupro, uno stupro, continua ad avere percorsi diversi perchè come scrive Somma c’è stupro e stupro… e chi ne è vittima continua ad esserlo anche della morale che la giudica.

l’irriducibile molteplicità

agosto 7th, 2017 by dumbles

Dal web questo interessante scritto di Paul B. Preciado. Da Internazionale

La seconda rivoluzione sessuale è transfemminista

La battaglia legale lanciata da Gaëtan Schmitt, che chiede di essere riconosciuto come persona di “sesso neutro”, oltre alla diffusione del documentario Ni fille ni garçon (Né ragazzo né ragazza), che segue la vicenda di Vincent Guillot insieme ad altri attivisti, fanno emergere nel dibattito francese le rivendicazioni dei movimenti intersessuali.

Se si possono considerare gli anni sessanta come il momento in cui sono emersi i movimenti femministi e omosessuali, si può dire che il nuovo millennio si caratterizza per la visibilità crescente delle lotte trans e intersessuali. Si delinea così la possibilità di configurare una seconda rivoluzione sessuale transfemminista, che non assume la forma di politiche identitarie ma si costruisce attraverso alleanze stabilite tra varie minoranze politiche di fronte alla norma.

La nostra storia della sessualità è sconcertante quanto un racconto di fantascienza. Dopo la seconda guerra mondiale, la medicina occidentale, dotata di nuove tecnologie che le permettono di accedere a manifestazioni della vita fino ad allora invisibili (differenze morfologiche, ormonali o cromosomiche), si confronta con una realtà scomoda, ovvero che esistono corpi che, alla nascita, non possono essere definiti semplicemente femminili o maschili: piccoli peni, testicoli non formati, assenza di utero, variazioni cromosomiche che vanno oltre lo schema xx/xy. Neonati che rimettono in discussione la logica binaria.

Scale e protocolli
Ne è conseguita quella che, nella terminologia di Thomas Khun, potremmo definire una crisi del paradigma epistemologico della differenza sessuale. Poteva essere possibile modificare il quadro cognitivo dell’assegnazione sessuale, aprire le categorie umane a qualsiasi forma di esistenza genitale. Ma è successo esattamente il contrario. Abbiamo dichiarato “mostruoso”, “inaccettabile”, “handicappato” il corpo genitalmente differente, lo abbiamo sottoposto a un insieme di operazioni chirurgiche e ormonali che cercano di riprodurre le morfologie genitali dominanti, maschile e femminile.

I macabri protagonisti di questa storia (tra gli altri John Money e Andrea Prader) non sono stati né fisici nucleari né militari. Bensì pediatri. A partire dagli anni cinquanta si è diffuso l’uso della “scala Prader” (un metodo visivo che permette di misurare “la virilità anormale delle parti genitali” dei neonati) e il “protocollo Money” (che indica le tappe da seguire per condurre il corpo di un neonato intersessuale verso uno dei poli binari, maschile o femminile).

La mutilazione genitale dei neonati considerati come intersessuali è diventata allora una pratica ospedaliera consueta. Se diverse religioni praticano rituali di marchiatura o mutilazione genitale (clitoridectomia, circoncisione e altre) considerati barbari dall’occidente che si autodefinisce civile, queste stesse visioni razionali accettano come necessario il ricorso a violenti rituali scientifici di mutilazione genitale. Questa fantascienza porno-gore degli anni cinquanta è oggi la nostra comune archeologia anatomica.

La differenza di sesso e di genere garantisce il mantenimento dei privilegi patriarcali ed eterosessuali

La differenza genitale maschile-femminile è in realtà un’estetica (un insieme di forme giudicate in base a una scala di valori) arbitraria e storicamente sopravvalutata, secondo la quale l’essere umano ha solo due possibilità: pene penetrante o vagina penetrata. Siamo sottoposti a un kitsch pornoscientifico, ovvero alla standardizzazione della forma del corpo umano secondo criteri d’estetica genitale eterocentrati.

Il regime binario sesso-genere sta al corpo umano come la mappa al territorio: è un quadro politico che definisce organi, funzioni e usi. Un quadro cognitivo che stabilisce le frontiere di separazione tra il normale e il patologico.

Così come i paesi africani sono stati inventati dagli accordi coloniali tra gli imperi del diciannovesimo secolo, la forma e la funzione dei nostri organi cosiddetti sessuali sono il risultato di accordi sottoscritti dalla comunità scientifica nordamericana all’epoca della guerra fredda, con l’obiettivo di mantenere i privilegi del patriarcato e l’organizzazione sociale della riproduzione eterosessuale.

La dignità del corpo
Il movimento intersessuale contemporaneo denuncia il modo in cui Prader confonde, per esempio, le forme genitali poco diffuse (ma lo sono davvero? Prader parla di un neonato su duemila, ma sono uno su ottocento secondo studi più recenti) con forme patologiche che impongono con la forza un processo di normalizzazione chirurgica e ormonale. La mutilazione genitale deve essere considerata un crimine, indipendentemente dal fatto che sia legittimata da un discorso religioso o scientifico.

Un corpo dotato di macro-clitoride e di utero deve essere riconosciuto come un corpo umano legittimo, senza che sia necessaria una ricostruzione volta a farlo coincidere con l’estetica genitale binaria. Un corpo senza pene e con un orifizio non penetrabile può avere un’esistenza genitale e sessuale fuori dalle imposizioni dell’eterosessualità normativa. Altre estetiche sessuali sono possibili e meritano di essere politicamente accettabili: alcuni trans, peraltro, optano intenzionalmente per un’estetica intersessuale (uomini senza pene, donne con pene e così via).

A essere malato è semmai il regime binario di sesso-genere. Non i corpi chiamati intersessuali. Il prezzo della vostra normalità sessuale è il nostro “intersessualicidio”. La sola cura della quale abbiamo bisogno è un cambiamento di paradigma. Come ci ha insegnato la storia, la differenza di sesso e di genere garantisce il mantenimento dell’insieme dei privilegi patriarcali ed eterosessuali.

Questo cambiamento non sarà quindi possibile senza una rivoluzione politica. Il transfemminismo potrebbe definirsi come un movimento rivoluzionario, ancorché pacifico, che nasce dall’alleanza tra lotte storiche antipatriarcali del femminismo, lotte recenti per la demedicalizzazione e la depatologizzazione dei movimenti trans e intersessuali, ma anche dalla diversità morfologica e neurologica (movimenti handiqueer).

Comporta l’abolizione del sistema binario sesso-genere, delle sue codificazioni istituzionali e amministrative (che partono dall’assegnazione del sesso in utero o al momento della nascita). E promette così una trasformazione politica profonda, che condurrà al riconoscimento dell’irriducibile molteplicità della vita e al rispetto della sua integrità fisica.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano francese Libération.

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3 agosto: giornata di solidarietà e lotta con le donne yazide

agosto 2nd, 2017 by dumbles

Condividiamo l’appello lanciato dalla Conferenza Internazionale delle Donne Yazide. L’appello è per una giornata internazionale di iniziativa contro il femminicidio nel ricordo del genocidio perpetrato dallo stato islamico (IS) sulla popolazione yazida della città irachena di Sinjar.

Le donne sono quelle che hanno subito di più la deportazione con stupri, torture e schiavitù sessuale e con il femminicidio come elemento portante del genocidio finalizzato all’annientamento di tutta la comunità.

Così, nell’indifferenza e spesso nella dimenticanza, si ripete nella storia l’uso del femminicidio come strategia politica, come arma utilizzata a fini di terrore, sradicamento, epurazione etnica.

Karima Guenivet ci aiuta a ricordare: Durante l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990 più di 5000 donne kuwaitiane sarebbero state violentate. Dal 1991 iniziano le ostilità nella ex Jugoslavia, così come inizia non solo l’uso dello stupro, ma anche delle gravidanze forzate, a fini di epurazione etnica. Nell’aprile 1994 lo stesso schema si ripete in Ruanda, dove, secondo i rapporti dell’Onu, circa 50000 donne sarebbero state violentate, torturate, mutilate o uccise. In Algeria e in Afghanistan altre donne subiscono la stessa sorte, non più in nome di una politica di epurazione etnica o di una volontà di sradicamento, ma in nome della jihad. Read the rest of this entry »

Nadia

agosto 1st, 2017 by dumbles

«È un bravissimo ragazzo, tranquillissimo, laureato, non ha mai dato un problema – ha raccontato la zia Antonietta – È una cosa inspiegabile. Si era trasferito a Spilimbergo per lavoro. Avevo conosciuto anche la ragazza, ce l’aveva presentata, erano felici. Una coppia normale».

Sono le parole della zia Antonietta a cercare disperatamente la garanzia della normalità e la certificazione dell’incapacità di azioni violente.

Invece no; la laurea non è una garanzia, l’essere bravissimi nemmeno e nemmeno l’appartenenza ad una famiglia tanto credente. Nulla di tutto questo garantisce dal commettere femminicidio. Read the rest of this entry »

Appuntamento con Dilar Dirik

luglio 5th, 2017 by dumbles

Evviva! Domenica pomeriggio, 9 luglio, nel contesto della festa Tepee tal parco, dalle 17,30 circa ci collegheremo con Dilar Dirik per dialogare con lei intorno a tutto quello che sta accadendo in Rojava, sulla rivoluzione curda, il confederalismo democratico, l’ecologia radicale e la liberazione delle donne.

Dilar dirik è attivista del Movimento delle Donne Curde e dottoranda in sociologia presso l’Università di Cambridge.

Alcuni suoi interventi li trovate qui, e qui..

Tepee tal parco è una festa conviviale politica di base che si svolge da svariati decenni nella bassa friulana.

La festa porta avanti le istanze dei popoli nativi di tutto il pianeta, con un’attenzione particolare  verso gli indiani dell’America del nord.

Ciò che ci sta a cuore sono appunto i popoli nativi, i popoli senza Stato e/o minorizzati dagli Stati e le loro lotte di liberazione.

Anche il popolo friulano è un  popolo minorizzato dallo Stato italiano (come del resto la componente slavofona della regione Friuli venezia Giulia), come quello sardo o altre minoranze etnico/linguistiche che vivono sul territorio statale. Il nostro pensiero e agire politico è sempre stato connotato da una forte attenzione e tensione verso queste differenze e verso il potenziale rivoluzionario che può venire dal vivere e dall’elaborare politicamente una condizione di oppressione e di esclusione e distanza dal dominio.

Anche per questo, seguiamo con entusiasmo l’esperienza di Rivoluzione della Rojava e cerchiamo di capirne sempre di più nel tentativo di evolvere nella consapevolezza e nelle forme di lotta anche nella nostra terra.

L’appuntamento con Dirik è un evento prezioso. Partecipate!

Io sto con Maya

giugno 19th, 2017 by dumbles

Riprendiamo e condividiamo da Radio Blackout:

Nella notte tra l’8 e il 9 giugno Maya, 19 anni, mentre sta tornando a casa dopo una serata ai murazzi di Torino assiste a un controllo della polizia su due ragazzi e quindi si avvicina per capire costa sta succedendo. Al suo “troppo interesse” corrisponde immediatamente la risposta innervosita degli agenti che la identificano e minacciano di farle passare la notte in carcere. Nella centralissima Piazza Vittorio, Maya viene sequestrata dagli agenti e portata nella caserma di Via Veglia. In macchina tira fuori il telefono per avvertire la famiglia e gli amici ma la polizia inchioda e le storce un braccio e leva il telefono. In commissariato viene riconosciuta come una militante politica e ricominciano quindi gli abusi degli agenti che iniziano a insultarla, la zittiscono e le urlano addosso. Read the rest of this entry »

Post Pride

giugno 12th, 2017 by dumbles

Nel volantino che abbiamo distribuito al Pride fvg, ci siamo chieste se non sia meglio declinare le proprie rivendicazioni, desideri, diritti al di fuori del contesto istituzionale… già….

Il corteo di sabato era aperto dalla governatrice Serracchiani e dal sindaco Honsell… Orgogliosi di che?

Del TAV e di tante altre porcate l’una, del decoro urbano cavallo di battaglia di tutte le destre l’altro.

Dei portabandiera letteralmente squalificanti capaci solo di ridurre la rivendicazione in rappresentazione, nella prospettiva di una manciata di voti alle loro amministrazioni.

Non regaliamogli la rivolta.

Pride

giugno 11th, 2017 by dumbles

Al Pride fvg eravamo presenti con questo volantino:

SENZA MERCATO NE’ LEGGEcon orgoglio ed autodeterminazione, riproduciamo libertà.

Dice lo psichiatra: “La nostra identità, il modo in cui la percepiamo e la rappresentiamo, è il risultato di un dialogo psicobiologico e culturale complesso in buona parte ancora sconosciuto. Fantasie, comportamenti e desideri (sessuali e non) sono così personali da rendere piuttosto arduo il compito di creare categorie generali e sufficientemente esplicative.” (Il Fatto Quotidiano 27.05.17)

E perchè dovremmo crearle, queste categorie? chiediamo noi.

La vita è fatta di diversità che si esplicano in molteplici sfumature; comprese quelle di sesso,di genere e di orientamento.

La diversità è qualcosa che la natura crea continuamente ma che la cultura nel suo divenire storico spesso soffoca.

Una cultura castigante, eteronormata ed eteronormativa, omofoba, sessista, razzista, sostanzialmente fascista.

E’ quella che spinge a rivendicare l’orgoglio della propria diversità, vale a dire il bisogno di essere normali rispetto a sè stess*. Read the rest of this entry »

Solidarietà a Non Una di Meno – Pisa

maggio 25th, 2017 by dumbles

Questa è la notizia che riprendiamo da Dinamo Press: Alle 8:00 circa di stamattina, a Pisa, polizia e digos hanno sgomberato la Mala Servanen Jin Occupata – Casa delle Donne che combattono, spazio femminista aperto l’8 marzo a seguito della giornata di sciopero delle donne, che ha visto a Pisa un corteo partecipatissimo invadere le strade della città.

L’ex centro di accoglienza di via Garibaldi è stato sottratto dallo stato di abbandono in cui era lasciato dal Comune di Pisa e dall’Usl per divenire luogo di discussione, ascolto e aggregazione attorno ai temi della salute e dei servizi, caratteristici del percorso Non Una Di Meno.
“Una Casa dove noi donne che ci ribelliamo ad un sistema di servizi sociali autoritario possiamo trovare soluzioni stabili alle nostre emergenze socio-abitative, liberandoci da giudizi e umiliazioni, dal ricatto di perdere i nostri figli o i pochi sussidi da elemosina.”
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