Nadia

«È un bravissimo ragazzo, tranquillissimo, laureato, non ha mai dato un problema – ha raccontato la zia Antonietta – È una cosa inspiegabile. Si era trasferito a Spilimbergo per lavoro. Avevo conosciuto anche la ragazza, ce l’aveva presentata, erano felici. Una coppia normale».

Sono le parole della zia Antonietta a cercare disperatamente la garanzia della normalità e la certificazione dell’incapacità di azioni violente.

Invece no; la laurea non è una garanzia, l’essere bravissimi nemmeno e nemmeno l’appartenenza ad una famiglia tanto credente. Nulla di tutto questo garantisce dal commettere femminicidio.

Francesco ha ucciso Nadia strangolandola e girando per dieci ore con il suo corpo sull’auto prima di approdare ad una stazione di polizia.

Questa inquadra il fatto nella sua griglia di lettura questurina che chiama “raptus di gelosia”.

La gelosia, sentimento umanissimo, quando finisce in “raptus” è perchè non c’è capacità di elaborazione, di comprensione, riconoscimento dell’altro/a che può anche non rientrare nel nostro orizzonte e nei nostri progetti perchè deve essere libero/a di coltivare i suoi e perciò non è proprietà di nessun*.

Sono cose che non insegna l’università, né la chiesa, né una società patriarcale e misogina che produce persone normali e bravissime… fino a che…

Ciao Nadia.

La giustizia che dovrebbe essere resa a te e a tutte le donne uccise è il riconoscimento dell’autodeterminazione di tutte.

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