Archive for the ‘GenderAzioni’ Category

l’irriducibile molteplicità

lunedì, agosto 7th, 2017

Dal web questo interessante scritto di Paul B. Preciado. Da Internazionale

La seconda rivoluzione sessuale è transfemminista

La battaglia legale lanciata da Gaëtan Schmitt, che chiede di essere riconosciuto come persona di “sesso neutro”, oltre alla diffusione del documentario Ni fille ni garçon (Né ragazzo né ragazza), che segue la vicenda di Vincent Guillot insieme ad altri attivisti, fanno emergere nel dibattito francese le rivendicazioni dei movimenti intersessuali.

Se si possono considerare gli anni sessanta come il momento in cui sono emersi i movimenti femministi e omosessuali, si può dire che il nuovo millennio si caratterizza per la visibilità crescente delle lotte trans e intersessuali. Si delinea così la possibilità di configurare una seconda rivoluzione sessuale transfemminista, che non assume la forma di politiche identitarie ma si costruisce attraverso alleanze stabilite tra varie minoranze politiche di fronte alla norma.

La nostra storia della sessualità è sconcertante quanto un racconto di fantascienza. Dopo la seconda guerra mondiale, la medicina occidentale, dotata di nuove tecnologie che le permettono di accedere a manifestazioni della vita fino ad allora invisibili (differenze morfologiche, ormonali o cromosomiche), si confronta con una realtà scomoda, ovvero che esistono corpi che, alla nascita, non possono essere definiti semplicemente femminili o maschili: piccoli peni, testicoli non formati, assenza di utero, variazioni cromosomiche che vanno oltre lo schema xx/xy. Neonati che rimettono in discussione la logica binaria.

Scale e protocolli
Ne è conseguita quella che, nella terminologia di Thomas Khun, potremmo definire una crisi del paradigma epistemologico della differenza sessuale. Poteva essere possibile modificare il quadro cognitivo dell’assegnazione sessuale, aprire le categorie umane a qualsiasi forma di esistenza genitale. Ma è successo esattamente il contrario. Abbiamo dichiarato “mostruoso”, “inaccettabile”, “handicappato” il corpo genitalmente differente, lo abbiamo sottoposto a un insieme di operazioni chirurgiche e ormonali che cercano di riprodurre le morfologie genitali dominanti, maschile e femminile.

I macabri protagonisti di questa storia (tra gli altri John Money e Andrea Prader) non sono stati né fisici nucleari né militari. Bensì pediatri. A partire dagli anni cinquanta si è diffuso l’uso della “scala Prader” (un metodo visivo che permette di misurare “la virilità anormale delle parti genitali” dei neonati) e il “protocollo Money” (che indica le tappe da seguire per condurre il corpo di un neonato intersessuale verso uno dei poli binari, maschile o femminile).

La mutilazione genitale dei neonati considerati come intersessuali è diventata allora una pratica ospedaliera consueta. Se diverse religioni praticano rituali di marchiatura o mutilazione genitale (clitoridectomia, circoncisione e altre) considerati barbari dall’occidente che si autodefinisce civile, queste stesse visioni razionali accettano come necessario il ricorso a violenti rituali scientifici di mutilazione genitale. Questa fantascienza porno-gore degli anni cinquanta è oggi la nostra comune archeologia anatomica.

La differenza di sesso e di genere garantisce il mantenimento dei privilegi patriarcali ed eterosessuali

La differenza genitale maschile-femminile è in realtà un’estetica (un insieme di forme giudicate in base a una scala di valori) arbitraria e storicamente sopravvalutata, secondo la quale l’essere umano ha solo due possibilità: pene penetrante o vagina penetrata. Siamo sottoposti a un kitsch pornoscientifico, ovvero alla standardizzazione della forma del corpo umano secondo criteri d’estetica genitale eterocentrati.

Il regime binario sesso-genere sta al corpo umano come la mappa al territorio: è un quadro politico che definisce organi, funzioni e usi. Un quadro cognitivo che stabilisce le frontiere di separazione tra il normale e il patologico.

Così come i paesi africani sono stati inventati dagli accordi coloniali tra gli imperi del diciannovesimo secolo, la forma e la funzione dei nostri organi cosiddetti sessuali sono il risultato di accordi sottoscritti dalla comunità scientifica nordamericana all’epoca della guerra fredda, con l’obiettivo di mantenere i privilegi del patriarcato e l’organizzazione sociale della riproduzione eterosessuale.

La dignità del corpo
Il movimento intersessuale contemporaneo denuncia il modo in cui Prader confonde, per esempio, le forme genitali poco diffuse (ma lo sono davvero? Prader parla di un neonato su duemila, ma sono uno su ottocento secondo studi più recenti) con forme patologiche che impongono con la forza un processo di normalizzazione chirurgica e ormonale. La mutilazione genitale deve essere considerata un crimine, indipendentemente dal fatto che sia legittimata da un discorso religioso o scientifico.

Un corpo dotato di macro-clitoride e di utero deve essere riconosciuto come un corpo umano legittimo, senza che sia necessaria una ricostruzione volta a farlo coincidere con l’estetica genitale binaria. Un corpo senza pene e con un orifizio non penetrabile può avere un’esistenza genitale e sessuale fuori dalle imposizioni dell’eterosessualità normativa. Altre estetiche sessuali sono possibili e meritano di essere politicamente accettabili: alcuni trans, peraltro, optano intenzionalmente per un’estetica intersessuale (uomini senza pene, donne con pene e così via).

A essere malato è semmai il regime binario di sesso-genere. Non i corpi chiamati intersessuali. Il prezzo della vostra normalità sessuale è il nostro “intersessualicidio”. La sola cura della quale abbiamo bisogno è un cambiamento di paradigma. Come ci ha insegnato la storia, la differenza di sesso e di genere garantisce il mantenimento dell’insieme dei privilegi patriarcali ed eterosessuali.

Questo cambiamento non sarà quindi possibile senza una rivoluzione politica. Il transfemminismo potrebbe definirsi come un movimento rivoluzionario, ancorché pacifico, che nasce dall’alleanza tra lotte storiche antipatriarcali del femminismo, lotte recenti per la demedicalizzazione e la depatologizzazione dei movimenti trans e intersessuali, ma anche dalla diversità morfologica e neurologica (movimenti handiqueer).

Comporta l’abolizione del sistema binario sesso-genere, delle sue codificazioni istituzionali e amministrative (che partono dall’assegnazione del sesso in utero o al momento della nascita). E promette così una trasformazione politica profonda, che condurrà al riconoscimento dell’irriducibile molteplicità della vita e al rispetto della sua integrità fisica.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano francese Libération.

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Post Pride

lunedì, giugno 12th, 2017

Nel volantino che abbiamo distribuito al Pride fvg, ci siamo chieste se non sia meglio declinare le proprie rivendicazioni, desideri, diritti al di fuori del contesto istituzionale… già….

Il corteo di sabato era aperto dalla governatrice Serracchiani e dal sindaco Honsell… Orgogliosi di che?

Del TAV e di tante altre porcate l’una, del decoro urbano cavallo di battaglia di tutte le destre l’altro.

Dei portabandiera letteralmente squalificanti capaci solo di ridurre la rivendicazione in rappresentazione, nella prospettiva di una manciata di voti alle loro amministrazioni.

Non regaliamogli la rivolta.

Pride

domenica, giugno 11th, 2017

Al Pride fvg eravamo presenti con questo volantino:

SENZA MERCATO NE’ LEGGEcon orgoglio ed autodeterminazione, riproduciamo libertà.

Dice lo psichiatra: “La nostra identità, il modo in cui la percepiamo e la rappresentiamo, è il risultato di un dialogo psicobiologico e culturale complesso in buona parte ancora sconosciuto. Fantasie, comportamenti e desideri (sessuali e non) sono così personali da rendere piuttosto arduo il compito di creare categorie generali e sufficientemente esplicative.” (Il Fatto Quotidiano 27.05.17)

E perchè dovremmo crearle, queste categorie? chiediamo noi.

La vita è fatta di diversità che si esplicano in molteplici sfumature; comprese quelle di sesso,di genere e di orientamento.

La diversità è qualcosa che la natura crea continuamente ma che la cultura nel suo divenire storico spesso soffoca.

Una cultura castigante, eteronormata ed eteronormativa, omofoba, sessista, razzista, sostanzialmente fascista.

E’ quella che spinge a rivendicare l’orgoglio della propria diversità, vale a dire il bisogno di essere normali rispetto a sè stess*. (altro…)

Trans formers

domenica, dicembre 27th, 2015

genderazioni3Il capitalismo è onnivoro. Il capitalismo si può nutrire di praticamente qualunque cosa esista, reale o virtuale che sia.   Nessun altro sistema vivente riesce a tanto.
E’ uno degli aspetti che lo fanno durare tanto a lungo; la sua capacità di fagocitare e convertire in denaro anche ciò che si pone come critica o minaccia al suo ordine.
Ingurgitare e rimettere in circolo, tutto e anche il suo contrario con un metabolismo senza peli sullo stomaco.
Bisogna capire questo e ci vuole una certa fatica per starne fuori.
Qualcosa sul movimento transgender scritto da Ray Filar in questo interessante post. Buona lettura.

Gli ossessionati del gender

lunedì, settembre 14th, 2015

genderazioni1Solo una cieca ossessione e un fanatismo integralista possono spingere a sostenere una campagna come quella contro una fantomatica “teoria gender” che, in alcune scuole del comprensorio di Trento, si concretizza semplicemente come educazione alle relazioni di genere.
Questo giro, poi, gli invasati del “maschio e femmina Dio li creò”, a corredo della loro campagna anti-gender, hanno scelto un’immagine, che alla loro stupida ottusità, probabilmente voleva rappresentare i danni che la nefasta teoria arreca agli adolescenti.
Solo che il volto ritratto nella foto è quella di Leelah Alcorn, trasgender, suicidatasi a 17 anni perchè il mondo intorno a lei, ad iniziare dai suoi genitori, non ammetteva né permetteva che un corpo di ragazzo possa sentire un’identità ed una sensibilità altra da quella biologicamente determinata.
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Ciao Leelah

martedì, dicembre 30th, 2014

integralismi39L’ultima violenza che ci possono fare è quella di quando siamo mort* e allora la famiglia, la società, la chiesa… tutti quelli che fanno le norme alle quali ti devi conformare, vogliono l’ultima parola su quella che è stata la tua vita, cioè che sei stat* tu.
Leelah, prima di suicidarsi ha spiegato bene le violenze subite; l’ultima, che lei non può raccontare è quella dei media che parlando della sua morte: la sua via di uscita da un’identità negata, di ragazza intrappolata in un corpo di ragazzo, continuano a nominarla al maschile; insipienti e ottusi, insensibili rispetto alla sua lettera che pubblicano più sotto e che si chiude con un disperato “sistemate la società. Per favore”.
Sì, sistemiamola perchè il corpo che ci appartiene non può esserci cucito addosso come la nostra peggior prigione.

Rosaria

lunedì, aprile 21st, 2014

femm62Oggi, tornando a leggere di Rosaria Aprea, delle botte ricevute, di nuovo, dall’ex compagno, siamo tornate a rileggere, qua e là, delle sue vicende attraverso le quali anche noi l’abbiamo conosciuta.
Picchiata dal compagno nel 2013 al punto di vedersi spappolata la milza, poi asportata e rioperata per una grave emorragia interna, disse che lo perdonava, che avrebbe voluto tornare con lui.  Poi, intervistata in questo o quel programma, disse anche altre cose,  cose ambivalenti ed oscillanti tra perdono, denuncia, amore, ribellione.
Ma siccome era il periodo della campagna governativa del ddl contro la violenza di genere, della denuncia obbligata, dell’autoconsegna alla tutela giudiziaria, allora, Rosaria ed il suo perdono fecero scalpore e  molt* ne parlarono sottintendendo che faceva male, molto male a mantenere quell’atteggiamento.
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Come sono belle

martedì, febbraio 18th, 2014

integralismi36come sono belle le persone che vogliono essere normali rispetto a loro stesse!
Oggi abbiamo incontrato Harnaam Kaur, cioè la sua storia. La riportiamo da qui dove la collocazione dell’articolo è leggermente, ma solo leggermente meno odioso che in altri siti o blog anche italiani.
Non c’è nessuno che comunque abbia collocato la “notizia” fuori da un contesto di “casistiche” e “fenomenologie”  o con inserti “See also”, “Leggi anche”… su altre donne barbute, uomini che si infilano cose nella barba, e “curiosità” varie. Naturalmente c’è tutto un prologo di comprensione verso la ragazza che deve difendersi dai bulli, che trova copertura nella religione Sikh…ecc.,  ma la conclusione con le parole di Harnaam sono magnifiche: “Tutto quello che conta in questo momento è che io ami me stessa, la mia barba, i mieiti tatuaggi, le mie cicatrici e le mie smagliature, le mie imperfezioni. Voglio che le altre donne trovino la forza che ho trovato io». E sono parole belle, per tutte.

Genetico, epigenetico o chi se ne importa

lunedì, febbraio 17th, 2014

noisiamoqui343Navigando troviamo questa notizia: “Gay si nasce? Lo studio: “L’omosessualità è influenzata dai geni 3 volte su 10“, poi vediamo che  l’ha commentata anche Monica Pepe qui.
Insomma si tratta della ricorrente voglia di determinare il “meccanismo” in azione per l’omosessualità: sono i geni,  non sono affatto i geni, è una questione epigenetica, ormonale, ambientale e via discorrendo.
Siamo convinte che se in questa società le diversità di ognun* invece che essere la devianza dalla normalità fossero “normalità”, non ci sarebbero tanti studi in merito, e quelli intrapresi per un genuino gusto di capire chi siamo e da dove veniamo, non susciterebbero consequenziali strumentalizzazioni, programmi aberranti di diagnosi e cura, schedature e odio; sarebbero il gustoso piacere del  sapere che fuori dai moralismi, dai pregiudizi, dalla normalizzazione non può far male.