Archive for the ‘Autodifesa’ Category

Solidarietà a Non Una di Meno – Pisa

giovedì, maggio 25th, 2017

Questa è la notizia che riprendiamo da Dinamo Press: Alle 8:00 circa di stamattina, a Pisa, polizia e digos hanno sgomberato la Mala Servanen Jin Occupata – Casa delle Donne che combattono, spazio femminista aperto l’8 marzo a seguito della giornata di sciopero delle donne, che ha visto a Pisa un corteo partecipatissimo invadere le strade della città.

L’ex centro di accoglienza di via Garibaldi è stato sottratto dallo stato di abbandono in cui era lasciato dal Comune di Pisa e dall’Usl per divenire luogo di discussione, ascolto e aggregazione attorno ai temi della salute e dei servizi, caratteristici del percorso Non Una Di Meno.
“Una Casa dove noi donne che ci ribelliamo ad un sistema di servizi sociali autoritario possiamo trovare soluzioni stabili alle nostre emergenze socio-abitative, liberandoci da giudizi e umiliazioni, dal ricatto di perdere i nostri figli o i pochi sussidi da elemosina.”
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25 novembre

venerdì, novembre 25th, 2016
femminicidio86Riceviamo da Nicoletta Poidimani questo suo interessante contributo su Radio Cane significativamente intitolato Corpo è rivoluzione!
Parte da Parinetto, filosofo suo maestro e va a toccare moltissimi argomenti, dall’autodeterminazione della sessualità, all’aborto, alla violenza maschile sulle donne…
In questa giornata densa di discorsi vittimistici, retorici e inconcludenti, quando non forcaioli, e comunque tutti volti a negare e nascondere la radice del problema della violenza di genere e cioè la struttura delle relazioni sessuali e familiari nella società capitalista e patriarcale, questo intervento è una vera boccata di ossigeno rivoluzionario per i neuroni di tutt*!

Parla con lei

martedì, marzo 8th, 2016

violsess117Ogni volta che leggiamo di notizie come questa, in sintesi di donne picchiate che non denunciano chi le ha massacrate di botte, ci viene in mente la totale mancanza di socialità e di solidarietà della quale una persona vittima di qualcosa e di qualcuno dovrebbe essere circondata, ma il fallimento delle relazioni sociali ci sembra ancora più marcato quando il coro intorno preme e si scandalizza per la mancanza della denuncia ai carabinieri; per non parlare poi dello stesso intorno di persone che scelgono la delazione piuttosto che la relazione.
Un tempo, cinquant’anni fa nelle nostre famiglie queste cose accadevano tanto frequentemente quanto oggi; allora il coro intorno premeva per il silenzio e l’omertà perchè la denuncia pubblica da parte delle donne avrebbe portato alla sfascio della famiglia.
Oggi si preme per la denuncia a qualsiasi costo, indipendentemente da quello che sceglie di fare la diretta interessata.
Dal silenzio forzato alla delega securitaria che peraltro deve invocare pene sempre più lunghe altrimenti dopo un po’ sei punto e accapo.
C’è qualcosa che non va evidentemente.
La forza e la determinazione sono cose che crescono piano, ma crescono; si apprende ad essere forti e ad autodeterminarsi, a sapere quello che si vuole e si apprende anche a contrastare chi ci vuole impedire di essere ciò che vogliamo essere.
Questa è la migliore difesa ed autodifesa.
Ma questo si fa con relazioni sociali sensibili, con l’appoggio di persone che ragionano … con la cultura insomma.
Ma chi la fa la cultura? Nè i violenti, né i carabinieri ovviamente.

Dal tetto

mercoledì, gennaio 20th, 2016

autodifesa1Oggi una ragazza di origini pachistane, abitante a Cervignano, bassa friulana, è salita sul tetto della sua casa come estremo atto di ribellione per il matrimonio al quale la famiglia l’aveva destinata. Qui la notizia.
I commenti sono quasi tutti orientati a sottolineare “la barbarie prossima ventura”, il “ritorno al medioevo”, e poi a parlare di gentaglia e ignoranza per poi scivolare, come di consueto nelle ormai solite, ma non per questo meno ripugnanti frasi razziste.
Sì, il matrimonio combinato, o forzato o riparatore sono “tradizioni” aberranti; di queste, non dimentichiamo che quello riparatore ha abbandonato la nostra civilissima civiltà e il nostro codice penale solo nel 1981….
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Dalla finestra

martedì, gennaio 19th, 2016

noisiamoqui373Qualcuno disse che il suicidio è una soluzione permanente ad un problema passeggero.
Già… Ma bisogna saperlo, averne coscienza ed una forza grande per poter superare il momento terribile che assolutizza un presente che sembra prospettare solo quella via di uscita.
E poi occorre percepire un filo di futuro; perciò la cosa sconvolgente e tristissima è che questo non sia a soli dodici anni.
Ma così sembra essere stato per la ragazza dodicenne che a Pordenone si è gettata dalla finestra.
Si è salvata, guarirà e probabilmente non riporterà danni permanenti.
Ne siamo felici.
Non altrettanto delle reazioni del mondo intorno.
Come spesso accade, la scuola non c’entra, la famiglia non sapeva e tutti guardano ad una legge sul cyberbullismo.
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Legittima autodifesa

lunedì, luglio 13th, 2015

ecofemminismo15Riprendiamo un importante scritto di Dilar Dirik del Movimento delle donne curde pubblicato sul blog DaKobane a noi. Per capire la battaglia delle donne curde e per arricchire anche il nostro agire.
Buona lettura.

L’audifesa delle donne curde: armata e politica

La resistenza delle donne curde opera senza gerarchia né dominazione ed è parte della più ampia trasformazione e liberazione della società.
Le potenti istituzioni del mondo operano attraverso la struttura-Stato, che ha il monopolio finale sul processo decisionale, sull’economia, e sull’uso della forza. Al tempo stesso ci viene detto che l’odierna violenza diffusa è la ragione per cui lo Stato ha bisogno di proteggerci contro noi stessi/e.

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Donne combattenti

mercoledì, gennaio 28th, 2015

integralismi41Sulla collina dedicata ad Harin Mirkan è tornata a sventolare la bandiera del Kurdistan.
Qui il comunicato che ieri è rimbalzato nei blog e nelle mail.
… Kobane è libera!
E le bande dell’isis si ritirano sotto la protezione dei militari turchi… anche i tagliagole hanno i loro santi in paradiso.
Le donne yazide invece no. Rapite, violentate, schiavizzate dai suddetti, così ci racconta Il Corriere di loro: “rifiutano i figli dello stupro”.
Come non pensare ai tanti stupri etnici che hanno intersecato la vita delle donne? Il continuo ritorno della violazione per mettere nel corpo della donna il seme del nemico che scompagina il corpo sociale.
Devono combattere le donne per abortire e anche, se lo volessero, per non abortire e non farsi ripudiare; devono combattere per farsi accettare comunque e dovranno combattere ancora di più per cambiare questa cultura che le obbliga all’obbedienza e all’insignificanza.
Combattono le donne, e su più fronti.

Rosaria

lunedì, aprile 21st, 2014

femm62Oggi, tornando a leggere di Rosaria Aprea, delle botte ricevute, di nuovo, dall’ex compagno, siamo tornate a rileggere, qua e là, delle sue vicende attraverso le quali anche noi l’abbiamo conosciuta.
Picchiata dal compagno nel 2013 al punto di vedersi spappolata la milza, poi asportata e rioperata per una grave emorragia interna, disse che lo perdonava, che avrebbe voluto tornare con lui.  Poi, intervistata in questo o quel programma, disse anche altre cose,  cose ambivalenti ed oscillanti tra perdono, denuncia, amore, ribellione.
Ma siccome era il periodo della campagna governativa del ddl contro la violenza di genere, della denuncia obbligata, dell’autoconsegna alla tutela giudiziaria, allora, Rosaria ed il suo perdono fecero scalpore e  molt* ne parlarono sottintendendo che faceva male, molto male a mantenere quell’atteggiamento.
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L’abito non fa lo stupro

domenica, marzo 30th, 2014

violsess106Si potrebbe definire “istigazione allo stupro” quello che molti invocano cercando di sgravarsi delle proprie responsabilità e di attribuire la colpa alle donne istigatrici che vestendo “discinte” provocano.
E’ quello che è uscito da una ricerca condotta in Brasile secondo la quale il  65,1% dei brasiliani, ma anche buona parte delle brasiliane, crede, totalmente o in parte che “se una donna si veste in modo provocante, vuole essere aggredita e violentata” .Niente di più comodo, disimpegnante e tutto sommato universale; una strategia comune, mica solo de* basilian*,  quella di dare la colpa a lei, con un’ ipocrita difesa della morale dei costumi e l’implicito richiamo ad un “istinto naturale” al possesso del corpo altrui.
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Stonature

domenica, marzo 23rd, 2014

violsess105Quando leggiamo notizie come questa, abbiamo spesso la sensazione che la musica che si suona intorno alle donne sia sempre stonata. C’è sempre qualcosa fuori, qualcosa che rende insoddisfatte, o perchè non rende giustizia alla vittima ed a chi a lei vicin*, o perchè tratta in modo eccessivo (stonato) in un senso o nell’altro, chi si rende reo di un determinato atto.
Singh chiede alla moglie del cugino un massaggio erotico, lei risponde domandandogli se è impazzito; …così continua la cronaca: “reagendo, aveva fatto cadere parte dell’olio con il quale lui avrebbe voluto essere massaggiato. Per questo, erano scivolati prima lei con il figlio e poi, nel prenderla per i capelli e schiaffeggiarla, anche lui. A quel punto, Singh l’avrebbe nuovamente afferrata, chiedendole di avere rapporti sessuali, ma lei, divincolatasi, era riuscita a scappare in strada e chiedere aiuto”.
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Con Yakiri

domenica, marzo 16th, 2014

violsess104Un amico ci segnala questo post dal Messico, terra di Cjudad Jarez, terra dove quest’anno si contano 75 donne uccise, femminicidi impuniti, esecutori spesso protetti e dove se una donna stuprata si difende uccidendo il suo aggressore viene invece pesantemente punita.
Yakiri per questo era stata incarcerata, dopo lo stupro subito il 9 dicembre, con l’accusa di omicidio.
Intorno a lei però, non ci fu il silenzio ma la sollevazione, le proteste, la ribellione di altre donne che hanno rivendicato il diritto all’autodifesa.
Yakiri è stata scarcerata dopo il pagamento di una cauzione di 423.000 pesos (23.500 euro) e l’imputazione convertita in eccesso di autodifesa.
Ancora un obbrobrio giuridico che si applica alle donne alle quali ancora non viene nemmeno riconosciuta la legittimità piena della propria difesa.
Con Yakiri, per tutte.
Mi cuerpo, mi territorio, dovunque.

Žene Ženama

mercoledì, luglio 11th, 2012

Nessun uomo potrà difendersi dicendo che avrebbe potuto uccidere una donna che ha «semplicemente» stuprato, perché lo stupro è una sorta di lento assassinio.” così scriveva Slavenka Drakulic nel 2008 quando il Consiglio di sicurezza dell’onu definì lo stupro un’arma di guerra.
Che cosa sia quell’efficacissima arma abbiamo tentato di spiegarcelo anche noi realizzando che nello stupro etnico c’è anche qualcosa di più mostruoso ed è la violenza fatta sulla donna per farla generare, lei in quanto “riproduttrice” dell’etnia nemica, figli della propria etnia -non solo violare l’integrità del suo corpo, ma usare il suo corpo perché in lei nasca il suo proprio nemico.
Ma per le migliaia di donne vittime di questa violenza in Bosnia fra il 1992 ed il 1995 c’è stata assai poca giustizia; meno di 40 casi sono finiti di fronte ai giudici del Tribunale penale per l’ex Jugoslavia o dei tribunali nazionali bosniaci.
E come sempre, la vera giustizia non è quella dei tribunali, è quella delle donne che non dimenticano e creano una rete di soccorso le une per le altre, Žene Ženama,  donne per le donne, “Perché se non raccontiamo quello che è successo, è come se quell’orrore non fosse mai successo e verrà dimenticato“.
E invece per poter riparare bisogna sapere e non dimenticare.

Donne senza paura

venerdì, dicembre 17th, 2010

La donna senza amigdala non ha paura.
L’amigdala è una struttura dell’encefalo dove si integrano processi emozionali molto importanti per la sopravvivenza; l’amigdala è l’allarme rosso, la memoria della paura, la paura.
La scienza sta sbavando dietro a S.M. la donna senza amigdala la quale con il suo atteggiamento per niente impaurito ha disinnescato le cattive intenzioni di uno che l’aveva affiancata di notte in una strada isolata minacciandola alla gola con un coltello.
Ecco, noi vogliamo fare altrettanto tenendoci la nostra preziosa nocciola cerebrale.
Come fare?
Intanto così e così.

Udine tappezzata di manifesti antisessisti

giovedì, novembre 25th, 2010

25 novembre 2010
Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne

“Donne contro il Femminicidio” tappezzano la città di Udine di manifesti antisessisti!

ecco il comunicato delle Donne contro il Femminicidio

“In concomitanza con la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, il prossimo 25 novembre, abbiamo tappezzato Udine di immagini antisessiste per piantare in ogni angolo della città il seme della ribellione contro il patriarcato, culla del femminicidio, contro i ruoli imposti alle donne di martiri del focolare o di deboli vittime inermi che subiscono un destino a cui non possono sottrarsi. Invece NO, NOI NON CI STIAMO PIU’!L’ AUTODETERMINAZIONE primo passo verso la LIBERAZIONE!

Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne,
non una giornata da vittime ma da RESISTENTI!

DONNE CONTRO IL FEMMINICIDIO

antisessiste, antifasciste, antirazziste e libere…”

da http://nordest.indy.ortiche.net/node/2033
e http://nordest.indy.ortiche.net/node/2034

Hey Baby è arrivata l’ora di rispondere per le rime!

giovedì, luglio 22nd, 2010

In questi giorni in cui le donne vengono ammazzate con le balestre in Friuli, esce un nuovo gioco, si chiama Hey baby e la protagonista si difende e punisce i molestatori senza pieta’ (se ne spreca gia’ troppa di pietas per i preti pedofili, pieta’ per assassini serial killer [come quelli che ammazzano con le balestre per l’appunto] e stupratori da parte di tutti i giornali per giustificare il povero maschio giù di nervi di turno…). (altro…)

NESSUN DIO, NESSUN PADRONE, NESSUNA AGGRESSIONE SESSISTA

venerdì, marzo 26th, 2010
* El libertario pubblicò nel suo 51°numero (Venezuela novembre-dicembre 2007) una raccolta di testi che esprimono importanti aspetti di quali proposte dell’anarchismo possono essere fatte per far fronte al crescente problema della violenza di genere.
Autodifesa Femminista:
NESSUN DIO, NESSUN PADRONE, NESSUNA AGGRESSIONE SESSISTA
Questa società basa se stessa sulla gerarchia sessuale che determina le donne nella paura , nel consenso, nell’obbedienza, nella adattamento- rassegnazione e totale arresa agli altri. L’accettazione della sottomissione ha effetti devastanti sulla propria autostima e ci fa biasimare noi stesse per il disagio e la frustrazione che sentiamo nelle nostre vite. Ogni volta che assumiamo questi ruoli o li combattiamo ci sentiamo colpevoli e questa e’ la trappola. Questo stato d’animo provoca un certo comportamento di passività e vittimismo che blocca la nostra rabbia, così e’ necessaria per un cambiamento. L’obbedienza a certi ruoli  porta al fallimento.
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