Archive for the ‘Madre lingua’ Category

Integra e disintegra

mercoledì, giugno 15th, 2016

ecofemminismo21Daniel Samba di cui leggiamo qui, ha trovato la sua strada per l’integrazione ovvero per essere accettato come membro della società friulana.

E’ stato bravo, ha imparato la lingua che parla perfettamente, perfino in certe varianti locali, ha imparato i proverbi e i modi di dire così da rispondere alle battute che spesso si fanno nel cazzeggio comune. Daniel Samba ha scelto una strada, gli ha portato bene e naturalmente può praticarla quanto vuole.

E’ una modalità che però a noi mette una certa tristezza, non tanto per lui, quanto per tutt* noi perchè è come se l’accettazione passasse attraverso il riconoscimento dell’altr* solo quando quest* tenta di assumere le tue caratteristiche, e pure quelle ataviche peggiori. (altro…)

Le ragioni di Salman Talan

domenica, febbraio 22nd, 2015

lingua10Salman Talan era un ragazzo curdo di 24 anni, di nazionalità turca ma in Italia con alcuni fratelli da diverso tempo; poi aveva deciso di andare a combattere con il suo popolo contro l’avanzata dell’Isis.
Da un cecchino dell’Isis è stato ucciso in gennaio sul monte Shingal.
Quando è partito ha lasciato scritto questo: Nessuno mi ha obbligato. Vado a combattere contro l’Isis perché la mia famiglia possa scrivere nella sua lingua. Il suo nome di battaglia era Erdal Welat: «la mia terra».
In una riga e un nome sono riassunte tutte le ragioni del mondo.
Ricordiamo Salman e comprendiamo le sue ragioni riproponendo un post sulle lingue a rischio di estinzione, ma anche su quello che è la madre lingua; come ha detto Chomsky, e come è scritto lì: “uno specchio della mente”.
Salman lo sapeva bene, e probabilmente questa consapevolezza lo ha portato dalla provincia di Novara al fronte aperto contro chi vuole cancellare chi sei, chi sei stato e chi sarai.
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Our twitter

giovedì, dicembre 18th, 2014

lingua9Oggi si riporta di uno studio che individua diversi geni simili fra uccelli ed umani, quelli che permettono agli uni di cantare, agli altri di parlare.
Al di là delle speculazioni sulle similitudini fra specie, questo ci ha riportato alla mente un opuscolo (mai pubblicato) del 1984 o giù di lì, di un nostro amico Franco Fabbro, neurofisiologo, il quale come conclusione di un’esposizione sul canto degli uccelli, in particolare passeriformi, così scriveva: “…All’interno di una specie aviana le lingue, cantate dai diversi gruppi nei loro ecosistemi, rappresentano un sistema di isolamento genetico flessibile e aperto (perchè in certe condizioni, se necessario, è ancora possibile l’accoppiamento fecondo fra individui della stessa specie che cantano lingue diverse).
Le lingue aviane potenziano così, con modalità “culturali”, la riproduzione sessuale: una strategia per produrre diversità genetica.
Possiamo postulare un simile ruolo nella scelta sessuale per le lingue umane?
Vi sono molte somiglianze (chiamate convergenze evolutive, per esempio nella organizzazione neurologica e motoria) e molte diversità (aspetti semantici) fra le lingue aviane e le lingue umane.
Sono propenso a pensare che la diversità fra le lingue umane, similmente al fenomeno delle lingue aviane, sia un espediente evolutivo teso a potenziare, con modalità culturali, lo sviluppo della diversità genetica. Ecco, così stabilirsi un legame tra le diversità linguistiche, la sessualità, la neg-entropia o più in generale la vita.
Una suggestione, ecco.

Da qualche parte c’è

mercoledì, novembre 19th, 2014

lingua8La lingua: quella prima ascoltata o prima parlata; anche se poi non praticata, rimane.
In qualche parte del cervello lascia come un’impronta, una presenza, una traccia.
La mania contemporanea di visionare tutti i plissè cerebrali l’ha trovata nascosta nella regione del giro temporale, ma non è importante sapere dov’è ma che non viene cancellata, sovrascritta e annullata. Rimane. Anche se per il soggetto è impossibile accedervi perchè pur avendola ascoltata non l’ha usata.
Questo ci sembra interessante.
L’ontologia dei soggetti è sempre più di quello che si vede.

Una ogni due settimane

martedì, settembre 9th, 2014

lingua7Ogni due settimane scompare una lingua.
Ogni due settimane si perde un modo unico di guardare, pensare, immaginare e dire il mondo.
Si perde biodiversità intelligente in cambio di omologazione ed uguaglianza uniforme e piatta.
Riporta questo studio citato da LeScienze; il tutto sta nell’introduzione: Ogni due settimane circa scompare una lingua, con la morte dell’ultima persona che sapeva parlarla in modo fluente. Il rischio di estinzione – che interessa un quarto delle quasi settemila lingue esistenti – è correlato alla crescita economica dei paesi in cui vivono i gruppi che le parlano, che rinunciano alla lingua madre in favore di quella dominante per non essere esclusi dai miglioramenti sociali ….
Comprensibile e logico; ma se i miglioramenti sociali comportano la scomparsa della ricchezza linguistica, che è ricchezza di esistenza ed esperienza umana, semplicemente non sono veri miglioramenti.
Il vero miglioramento dà qualcosa in più e in meglio e non lascia con molto in meno; solo corde vocali con i suoni monotòni della lingua dominante, quella economicamente vincente.

Incontro con Sergia Adamo

martedì, aprile 1st, 2014

Iniziative21Entrà dentri/vegni fur dal tramai dal gjenar
seminario autogestito con Sergia Adamo
traduttrice del libro di JUDITH BUTLER
QUESTIONE DI GENERE
Il femminismo e la sovversione dell’identità
2013 Laterza
Sabato 5 aprile 2014
ore 17.00 San Giorgio di Nogaro tai Gjai

Perchè è interessante per delle anarchiche discutere del pensiero di Judith Butler e del suo “Gender Trouble”?
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Il tricolore sulla schiena

martedì, dicembre 17th, 2013

noisiamoqui327Abbiamo scaricato questa foto da un servizio del Messaggero Veneto.
L’abbiamo messa in evidenza perchè questa immagine esprime un ossimoro, un assurdo, una contraddizione vivente e manifesta: la signora che a nome dei cittadini friulani  indossa la bandiera dello stato italiano e ne invoca la costituzione.
Per ogni buon autonomista friulano/a questa foto dovrebbe rappresentare la perfetta sintesi del compimento dell’ultima colonizzazione culturale e politica del popolo friulano.
Siamo a Udine, alle manifestazioni dei forconi, che sappiamo rutilanti di tricolori, unica identificazione ammessa sotto la quale esprimere la propria rabbia, disperazione, rivendicazioni, istanze.
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Sit com

giovedì, novembre 14th, 2013

noisiamoqui317Felici ma furlans è una sit com che il Messaggero Veneto pubblica nella sua edizione online.
La serie dovrebbe raccontare con un linguaggio comico e satirico il popolo friulano e le sue idiosincrasie.
Di comico ha poco, di satirico poco uguale e le idiosincrasie sono una rappresentazione banale di stereotipi. Anche se non è il friulano di Tintine Tintone, quello messo in scena attualizzato risulta ugualmente poco credibile.
Insomma, una pretesa di rappresentare Homo furlanus poco riuscita, per non parlare della rappresentazione delle “arpie” : uno degli aspetti più oscuri del lato femminile della friulanità (??) dove, a parte i clichè proposti, non si capisce proprio dove voglia andare a parare.
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Il Muos e la Quercia

domenica, luglio 14th, 2013

iniziative9Stà lì, monumento a se stessa, maestosa, resistente, antica, da forse più di 400 anni.
La quercia mosaica, la quercus suber che regala la sua pelle agli umani per quel materiale magico ed inimitabile, poroso, spugnoso, tessuto respiratorio che chiamiamo sughero.
Era lì prima della fondazione della città di Niscemi, ha resistito al tempo, ai parassiti, alle tempeste, alla storia, ai danni dell’uomo di ieri… a quelli di oggi… forse.
Perchè il Muos, costrutto tecnologico, anche lui con il tronco che si erge da terra,  trasmettendo energie e frequenze in una rete di guerra e di morte, sorgerà lì, nella sughereta dove i tronchi centenari hanno captato e ritrasmesso energie di vita, nella casa delle quercie, nella sughereta che ne verrà devastata.
E con lei, tutt* noi. Perchè nulla ormai è più globale di ciò che è locale.
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Siamo tutte sorelle

martedì, maggio 7th, 2013

 

lingua6… e fratelli. Almeno per la lingua. Una parola ha il 50% di probabilità di essere sostituita da un’altra non imparentata ogni 2000 – 4000 anni; un avverbio dura 10.000 – 20.000 anni ed anche più. Tutto nello studio di Mark Pagel riassunto qui.

Parole antenate occhieggiano dall’era glaciale sul meraviglioso albero della diversità linguistica.

Al ûl tignût cjacarât

martedì, febbraio 26th, 2013

iniziative2Bisogna tener parlato, ma anche,  bisogna tenersi parlat∞.
E’ uno dei modi attraverso il quale Sergio Pezzetta attraversa il tempo: dal dopoguerra ad oggi, e lo spazio: dal Friuli alla allora Yugoslavia, in andate e ritorni, in giri, rigiri e labirinti tenendosi al filo della parola che non ti fa mai perdere.
Venerdì 1 marzo ospiteremo Federico Sabot che ha ascoltato, raccolto e trascritto il cjacarà di Sergio; e, anche se materialmente non può essere con noi, ospiteremo anche Sergio e la sua “strategia” di vita nella parola incarnata nella lingua. Ospiteremo la sua lingua, altra creatura viva che esce dal testo, ancora più viva perchè imbastardita da tutt∞ quell∞ che nella vita di Sergio l’hanno attraversata e contaminata.

Federico Sabot-Domenico “Sergio” Pezzetta
L’AMICO DEI CANI
avventure underground di Sergio
ed. Sensibili alle Foglie

VENERDI’ 1 MARZO 2013  H. 20.30  ex CANTUCCIO via Baldissera UDINE – CONVERSAZIONE con l’AUTORE del LIBRO

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Vedere parole

mercoledì, febbraio 20th, 2013

lingua5Sentirne il sapore, l’odore e il senso. La fotografia bioelettrica di una porzione di cervello dice cosa contiene la parola nella madrelingua. Questo secondo uno studio che abbiamo trovato qui e che riportiamo qua sotto.

Come il cervello elabora la lingua madre e le lingue straniere

I risultati di uno studio, coordinato da Alice Mado Proverbio del laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Roberta Adorni, e Alberto Zani, ricercatore dell’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano-Segrate, dimostrano che esiste una regione del cervello, chiamata area per la forma visiva delle parole, localizzata nel cosiddetto giro fusiforme sinistro della corteccia occipito/temporale, che riconosce automaticamente la forma delle lettere e delle parole, ed è molto sensibile ai livelli di familiarità delle stesse.

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… Ma anche altro

sabato, novembre 3rd, 2012

sulla rete, di Pasolini in friulano abbiamo trovato questo. Un pezzo di poesia, “Casarsa”, recitata come è scritta e poi un pezzo di traduzione.
E’ vero, probabilmente non è nemmeno la voce del poeta, come si vuole far intendere, e quella musica di accompagnamento …tintine tintone, una villotta, il folclore moralista e tradizionalista buono per la lega… lasciamo stare…. perchè la sonorità di quel “fortunato mezzo per fissare una melodia infinita” è più forte.
Sarebbe lo stesso nella scrittura comune del friulano normalizzato, nella grafia standard, nella coinè ufficiale? Sarebbe nulla perchè non sarebbe Casarsa.
In questi giorni rimuginiamo ancora intorno alla madrelingua, alla cancellazione di tutte le sue diversità,  dette “varietà locali”, in nome di un parlato e una scrittura uniformi per l’uso della lingua sul piano istituzionale e didattico… insomma quello che il fascismo faceva con l’obbligo all’italiano.

Alore ‘o sarín âghe…

domenica, ottobre 14th, 2012

Guardiamo la tristissima foto che Zia Jo ha messo in apertura del suo post “Fango“; uno scritto altrettanto triste e toccante, bello.
E’ come se la lingua intercalata a descrivere quella condizione di tirannia, infamità e carestia, lo facesse uscire dal supporto elettronico che te lo trasmette…
Bello perchè è come quelle cose che danno il “la”,  che pensi che è vero, quando la lingua esce dalla tradizione e dalla celebrazione folcloristica, rende vivo ciò che descrive perchè ne è la parte più profonda e pregnante.
E allora pensiamo che se noi siamo capaci di usarla per trasformare questo mondo, non per farlo tornare come un tempo, che forse non è mai stato e mai sarà, ma magari, anche meglio, allora noi saremo acqua… per sciogliere quel fango soffocante… parze che nun ‘o varìn capît di dulà che si scomenze… (perchè avremo capito da dove incominciare…)

Manca il carattere

mercoledì, settembre 26th, 2012

Cioè non il carattere, ovvero la connotazione psicologica che distingue ognun* di noi, manca il carattere tipografico, il tasto sulla tastiera, il software che rende possibile quella lettera dell’alfabeto, quella accentazione, quel segno grafico senza il quale non possiamo parlare nella lingua che ci è propria.
Il virtuale che esplode le identità, omologa l’espressività. Parliamo, ovvero scriviamo tutt* in quelle poche medesime lingue, se non in una sola. Con il rischio che alla fine, magari manca il carattere davvero, cioè quella connotazione psicologica che ci rende unic* anche per via della lingua che siamo.
Abbiamo scoperto che oggi è la giornata europea delle lingue.
A noi non piacciono i protezionismi istituzionali, le koinè, le grafie normalizzate… se ci capiamo, scriviamo come parliamo: quante belle sfumature si gustano! Manca il software perchè ciò sia possibile? Lo si può sempre fare, ma in ogni caso, la realtà virtuale è altra cosa da quella reale; con l’una si vola, con l’altra si vive.

Violenza delle istituzioni: la lingua

lunedì, giugno 11th, 2012

Invitate all’incontro del 2-3 giugno: “Il personale è politico, il sociale è privato“, non potendo parteciparvi di persona, abbiamo contribuito con lo scritto qui sotto; una riflessione in progress inserita nella parte “La violenza delle istituzioni sulle donne”. Qui 1,2,3 gli atti dell’incontro.

Breve premessa
Abbiamo recentemente ripreso a riflettere sulla lingua, ma lo abbiamo fatto da un altro punto di vista. Nei primi anni ‘90 le nostre considerazioni prendevano le mosse dalla nostra lingua-madre (il friulano), cancellata dalla lingua “nazionale” imposta, cioè dalla lingua di stato: l’italiano.
[Qui un ns scritto del 1993 ] Oggi, pur ritenendo quell’aspetto, (che allora configuravamo come “lingue tagliate”, minorizzate, cancellate, attraverso un inesorabile processo di colonizzazione), molto importante ed ancora degno di analisi; tentiamo invece un altro approccio, di certo non esaustivo, che ha come perno la discriminazione sessuale che è codificata nella lingua a danno soprattutto delle donne e che quindi si configura come prima violenza istituzionale, la più profonda e forse la più difficile da affrontare. Tenendo quello che sbrigativamente si usa definire “sessismo linguistico“, come obiettivo di analisi, non ci soffermiamo sulle differenze fra lingua, logos, parola, glossa, idioma, dialetto, linguaggio ecc; usiamo questi termini in modo generico e sicuramente, delle volte, forse anche improprio, ne siamo coscienti, ci teniamo ancora ad un livello poco raffinato proprio perché quanto tentiamo di fare è una prima identificazione del contesto nel quale collocare quel fastidioso segno discriminante. Questo è un work in progress che raffineremo nel corso del tempo con la riflessione nostra e con i contributi di donne che già ci hanno lavorato, per mestiere o per passione e con tutte quelle che con noi vorranno rifletterci su. (altro…)

L’ultima spiaggia

giovedì, maggio 10th, 2012

E’ quella virtuale mediata dal codice della macchina, l’approdo della lingua morente.
Funzionerà?
La morte di una lingua è perdita di biodiversità poiché Una lingua si iscrive in una matrice sociale e geografica nello stesso modo in cui una specie rara si inserisce in un ecosistema.
Bella o brutta che sia, è un po’ la nostra casa, la nostra pelle.

Noi siamo la nostra lingua ? !

venerdì, maggio 4th, 2012

Laboratorio wiki

 

Contro le colombiadi / ottobre 1992

sabato, ottobre 10th, 1992