Da una di noi, …in condivisione
Ho incontrato Gina Pane attraverso l’incontro con Anne Marchand, sua compagna di vita.
Era la fine dell’estate del 1995 e, rispondendo ad una mia lettera, la signora Marchand accettava di vedermi nella sua casa di Parigi, per regalarmi qualche racconto della vita e dell’arte di Gina Pane.
Il mio progetto era scrivere una tesi di laurea su questa esponente della body art che mi aveva folgorato con le sue azioni, con le sue performance estreme e delicate nello stesso tempo.
Gina si tagliava quietamente e senza mai dire “IO”.
Ricordo l’enfasi di Anne Marchand nel sottolineare la connessione arte/vita nell’opera di Gina Pane. Gina viveva nelle sue performanes, la sua ricerca era potentemente esistenziale e potentemente formale.
Gina è una bionda donna, con forti membra, che protegge la terra con il proprio corpo, che sotterra raggi di sole, che progetta silenzi, che scrive lettere a sconosciut*, che compie scalate non anestetizzate, che esplora ed esplora e si incammina sui tortuosi sentieri che tengono vicine la vita e la morte.
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