Dunque, così, tra un resoconto sul traffico dei vacanzieri, i danni del maltempo e l’artigiano che protesta sul traliccio, veniamo a sapere dai telegiornali che in certe zone della Bassa Friulana avremo l’esercito per le strade.
A svolgere operazioni di perlustrazione e pattugliamento. “Contro i furti nelle case” titola il Messaggero Veneto e si preoccupa di ripetere per ben quattro volte che non si tratta di “militarizzazione“. Ah, ecco, se non ce lo dicevano loro, avremmo proprio pensato a quello, magari anche con qualche immagine di SudAmerica…, perché: come altro dovremmo chiamare la presenza di militari dell’esercito negli incroci, per le vie, svincoli, rotonde, piazze … insomma per il paese? Loro la chiamano “sinergia fra forze dell’ordine e forze armate”. Mutatis mutandis… stai a vedere che dopo aver colpito chi ruba, la sinergia colpirà chi protesta; non a caso la supercombinatoria fra bande laterali e mimetica potrà “essere utilizzata anche nelle situazioni di ordine pubblico”. Abituatevi.
La fine di Gheddafi? No, le Gheddafine.
Dopo quattro mesi di bombardamenti Nato sulla Libia (piatto-ricco-mi-ci ficco) che i “nostri” franco-anglo-italioti und mericani non sembrano al momento riusciti a papparsi del tutto con l’operazione “Odissea all’alba” diventata “la notte che non finisce più”, il colonello non smamma, e se non ne vuol sapere di crepare, o di esiliarsi, toccherà lasciarlo lì, e trattare.
Tanto rumore per nulla. Tanti costi e soprattutto, come sempre, tanti morti. Alla fine le dittature, gli stati e i governi trovano sempre il modo di sistemare le cose, magari i nemici tornano amici; ci si frega gli affari o ce li si spartisce; gas, petrolio, risorse, investimenti e migranti: li elimini tu o li anniento io? Lunedì dalla Libia è arrivato un barcone con 271 persone e 25 morti nella stiva; forse altri sono stati gettati in mare. Molti sono stizziti perché questo è la risposta di Gheddafi agli attacchi contro di lui. Perciò oggi la Lega nell’approvare il decreto sui rimpatri e la permanenza nei CIE fino a 18 mesi ha anche fatto approvare un suo emendamento che auspica per le forze aeronavali attualmente impegnate nell’operazione Unified Protector (quella per la tutela dei civile dagli attacchi in Libia)(!) l’assunzione anche di compiti nel campo della prevenzione dei flussi migratori. Cioè il lavoraccio che prima faceva Gheddafi. Intanto una delegazione di avvenenti hostess ingaggiate come alunne del Corano ai tempi romani dei baciuzz fra i due rais, sono arrivate a Tripoli a portare la loro solidarietà al colonello resiliente. Diplomazia. Meglio di quella di Franco Frattini
Delle volte non abbiamo cuore di riportare tutte le crudeltà che le donne continuano a subire nel profondo medioevo postmoderno. Per noi e per tutt* lo fa il coraggioso “Bollettino di guerra”. E mai nome di blog fu più appropriato. Questo è.
Oggi qualcuna ha segnalato di una donna e di una figlia massacrate a botte e a morsi dall’uomo di famiglia. In aggiunta alla nuda cronaca c’è da considerare la reazione del vicinato; sempre giocata sullo schema prevedibile della soluzione finale tipo “galera a vita”… sai mai che un tale bruto una volta fuori viene a prendersela anche con te…; sulla sensibilità per intercessione perché di mezzo c’era una bambina di tre anni “una giovane creatura che non ha alcuna colpa”…; e infine sulla condanna del gesto eccedente e perciò da censurare qualsiasi “eventuale torto abbia commesso la donna”. Ecco infine mostrarsi l’infido pensierino, quello che serpeggia e si nasconde nelle pieghe cerebrali dove il patriarcato ha lasciato il sedimento della giustificazione, sempre utile, nel caso in cui anche l’uomo normale, quello del quartiere che guarda e commenta, metti che un giorno gli venga di trasformarsi in bruto. Si deve suggerire sempre l’idea di una donna che commette un eventuale torto, altrimenti i maschi dovrebbero guardarsi in faccia e incominciare a chiedersi qual’è il loro problema. Ma fin che si guarda alle donne non c’è problema. E non c’è nemmeno soluzione.
E chi regge il gioco è imperdonabilmente complice!
Anche il leghista più asino, a forza di sentirsi ripetere che non c’è nulla all’infuori di lui, che il suo raglio è universale, che nessun* può permettersi un hi-hoo diverso dal suo… impara la lezione; riesce a fare uno più uno = tanti uni uguali a lui e agli altri spezza le gambe. Promosso. Senza bisogno di dossieraggio.
Ci è sempre sembrato stupido essere emancipazioniste tout court. Di fatti, vedendo questa foto che manda “Il Corriere della Sera” sulla manifestazione NoTav di oggi, non possiamo far altro che darci ragione. Ognuna fa quello che vuole, certo, anche tutto quello che da sempre hanno fatto gli uomini pretendendo stessi diritti, stesse possibilità di carriera ecc. come, in questo caso, il braccio armato dello stato. Anzi, il braccio bardato dello stato. Che la scritta “UFO” sui lacci della corazza ci sembra la definizione più azzeccata per polizia ed esercito in ValSusa: colonizzatori, INVADERS.
ma non folli, anzi, sanissimi. Perfettamente in grado di intendere e volere. La patologia dei “sani”, delle “persone normali” che nessuno ha voglia di riconoscere, si chiama patriarcato. Nella sua espressione estrema di dominio uccide. Untore questa società diffusamente sessista.
Bravi, bravissimi nella sottile arte del ricatto, maestra di cerimonie Miss Roccella con quella sibillina “scelta di civiltà” a marcare le donne che abortiscono e non sepelliscono quello che ritengono ancora un insieme organizzato di cellule come donne incivili, barbariche e assassine.
Bravi, bravissimi in protocolli e proclami per “Difendere la vita con Maria”; silenziosi, silenziosissimi, non un commento, non una condanna al Breivik/Borghezio pensiero ovvero al “difendere la vita con Mario”, quello delle radici cristiane. D’altra parte i musulmani non sono feti abortiti, i servizi cimiteriali non sono per loro.
Vagando qua e là ci siamo imbattute in questo commento di Diego Finelli a proposito di una festa padana. Guardate l’immagine, non perdiamo tempo a commentarla; più di noi lo dovrebbero quelli che plaudono al Cota che ha riaperto le porte all’ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori. Chi ci tiene tanto alla donna-contenitore-di-embrione, come può sentirsi a proprio agio nel manifesto con la donna attaccata alla scritta grigliata di carne, insomma con la donna-contenitore-di-macinato-di-maiale, in linguaggio culinario: salsiccia? Sono la stessa cosa? Ohibò, è solo una questione grafica? Già… incapaci come al solito, ingolfati nel carniccio del doppio senso laido, …non laico eh! Che a loro la croce, stando a Borghezio con plauso di Speroni, dopo timido ciccicoccò di Calderoli, non gli dispiace come clava ideologica ovvero quella che nel Breivik style si trasforma in fucile di precisione.
Percosse sul corpo di una donna tunisina rinchiusa a Ponte Galeria
Ieri, si è tenuta la mobilitazione “LasciateCIEntrare” promossa da giornalisti, associazioni e singoli cittadini per protestare contro la circolare di Maroni del 1 aprile 2011 che vieta l’ingresso nei CIE anche i giornalisti. Tra le richiedenti ingresso anche la loro prima genitrice Livia Turco. A lei in particolare inviamo la foto qui a lato. Lividi per Livia; i lividi che gli uomini della Guardia di Finanza hanno lasciato sul corpo di quella donna in quel buco nero del diritto e dell’umanità partorito per primo dalla mente ipocrita di una che pensa una colonia vacanze e in realtà progetta un lager.
Molto spesso è una discriminante che viene adottata nlla sua versione ideologica più annacquata e compromessa: antifascismo come “padre della patria” (democratica!), cioè come generatore della democrazia parlamentare che si fonda sulla costituzione considerata alla stregua di un feticcio. Questa operazione (revisionista) ultimamente si porta dietro la retorica di sinistra della bandiera (mai visto tanti tricolori come negli ultimi due anni), cosicchè l’antifascismo viene piegato alle esigenze di un nazionalismo da unità nazionale e da pace sociale a tutti i costi, quando invece è stato storicamente ed è intrinsecamente internazionalista e nazionalitario, saldandosi o coincidendo con le lotte di liberazione nazionale. L’antifascismo viene così considerato nella sua componente di stabilizzazione di potere costituito piuttosto che come una lotta per un cambiamento radicale della società e per la rivoluzione sociale. Ma invece la Resistenza aprì una cesura nel tempo storico, spalancò una specie di terra di nessuno in cui un mondo diverso poteva essere immaginato e costruito. Nella Resistenza le azioni delle donne e dei giovanissimi si qualificano come comportamenti sovvertitori dell’esistente. Relativamente alla retorica della bandiera e dell’unità nazionale, non ossiamo nemmeno dimenticare ciò che hanno fatto le SNOQ, quando hanno usato la delirante metafora del corpo della donna come corpo della nazione, dicendo che chi offende le donne (attraverso immagini sessualizzate, mercificanti,…) tradisce lo stato (la nazione non è una escort, ma una madre di famiglia!), mettendo così in atto una grave forma di sessismo democratico mentre affermavano, al contrario, di voler combattere il sessismo. In realtà mi sembra non abbiano mai usato questo concetto, limitandosi a stigmatizzare i comportamenti sessuali delle escort e dei loro “illustri” clienti anche in quanto portatori di un’immagine offensiva della donna. Del resto anche la divisione in donne per bene e donne per male, sempre portata avanti da SNOQ, ha un’impostazione chiaramente sessista, perchè denigra dei soggetti denigrando i loro comportamenti sessuali.
Le perversioni dell’antifascismo istituzionale.
L’antifascismo bisogna ricrearlo ogni giorno, altrimenti anche le/gli antifasciste/i possono cadere nell’autoritarismo e nella legittimazione dell’autoritarismo. Le/gli attivisti notav della Val Susa sono stati capaci di fare questo. Mentre l’ANPI nazionale, depositario dell’antifascismo istituzionale ha preso posizioni regressive cercando così di indebolire la lotta di persone che hanno deciso di non rinunciare in nessun modo alla propria forza e di utilizzarla per resistere all’annientamento e alla sopraffazione.
La nostra esperienza di partecipazione come anarchiche/i ad un coordinamento antifascista ci ha posto di fronte alla cecità di molt* antifascist* di fronte all’emergere di gruppi neo-fasci e neo-nazi in nome di una malconcepita idea di libertà di espressione.
Esemplare a questo proposito è ciò che è successo a Udine nel 2008, quando il coordinamento antifascista aveva organizzato una proiezione pubblica di Nazi Rock. In questa occasione il coordinamento si è spaccato perchè molte componenti, in nome della libertà di espressione, non ritenevano importante tenere fuori eventuali fasci dall’iniziativa e avrebbero accettato di dare loro la parola. Il risultato è stato che gli/le anarchic* sono rimasti fuori dall’auditorium a presidiare la zona per dissuadere preventivamente i fascisti di forza nuova dal presentarsi e sono stati emarginati dalle altre componenti del coordinamento. Specificamente non possiamo dimenticare che l’ANPI locale, in quella occasione, era più preoccupata dell’eventuale impulsività degli/delle anarchichi/e che indignata dall’idea che venisse data la parola a dei fascisti in una iniziativa antifa.
Un fil di fumo, quello del CS, dei lacrimogeni, segna la continuità della politica sulla gente che rivendica idee diverse o difende la propria terra, da Genova 2001 alla Val Susa 2011.
Fanno così e non hanno intenzione di smettere.
All’opinione pubblica con l’immancabile complicità della stampa [tutta], si sparano raffiche di falsificazione della verità, si lavora di censura, si cesella di omertà mentre ai No Tav si sparano lacrimogeni in faccia.
E sotto il segno della croce. Cristiano, fondamentalista, neonazista. L’integralismo religioso feconda l’odio razzista e genera i tanti Anders Breivik; così utili alla politica antislamica, così tollerati, così opportunamente ignorati e quindi così protetti che nemmeno quando compiono la strage tanto annunciata li si vorrebbe disconoscere. E ora chi lo dice ai giornali italiani che non sono stati gli islamisti? La strage in Norvegia e l’islamofobia dei giornali
L’odio della religione genera mostri.
Le scuole residenziali per nativi: laboratorio totale di sterminio Il Genocidio Canadese
di
Kevin Annett
Kevin Annett, un pastore della chiesa di Albern (Canada), si accorge dell’assoluta mancanza di Nativi, in chiesa, durante le funzioni e comincia a chiedersi il perchè. Il pastore conosce Danny Gus, un pescatore del luogo, che aveva frequentato le scuole residenziali di Port Alberni; una delle tante (l’ultima chiusa nel 1996). Denny comincia a raccontargli una storia. Le storie un po’ alla volta diventano tante; storie di violenze, abusi, circoli di pedofilia, torture, contaminazioni programmate, elettrochoc, sterilizzazioni, eugenetica, omicidi, suicidi infantili. Storie di 50.000 bambini indiani, che tra gli anni 1945-70, sono stati rapiti dalla polizia canadese (RCMP), deportati nelle scuole gestite dalla Chiesa Unita per conto del governo e spariti.
Venerdì 15 luglio
uscirà il primo numero de Le(t)Scostumizzed
fanzine Autoprodotta, Antifascista, Antisessista, Antirazzista,Antiautoritaria
…e anche un po’ punk
LE SCOSTUMATE perchè è/siamo fuori dagli schemi
LET’S CUSTOMIZE perchè è DIY (do it yourself) fatto da noi come vogliamo noi
PERCHè UN’ALTRA FANZINE? perchè vogliamo avere uno spazio dove imprimere quello che ci piace e sovvertire quello che non ci piace. Dove scrivere le nostre opinioni su argomenti su cui sentiamo la necessità di esprimerci o su cui si sono espress* altr* e che vogliamo divulgare. Perchè ce lo dicono le nostre viscere!
PERCHè DI CARTA? per riprendere contatto con la realtà concreta che ti lascia il tempo di pensare. Perchè rimane a darti fastidio anche se non vuoi.
PERCHè DONNE? perchè vogliamo dare il nostro punto di vista femminile.
PERCHè NOI? perchè eravamo delle scostumate sole e abbiamo pensato che è più bello scostumarci insieme. Read the rest of this entry »
Doveva pur arrivare il momento del regalino al Vaticano.
Dissanguat* con la manovra, alimentat* col sondino…
Non siamo corpi di servizio per clero e capitale.
Mettetevi il sodino dove vi pare, godete, e lasciateci morire come vogliamo!
Parliamo intanto della mannaia, non quella che si abbatte sulla cultura con i soliti tagli governativi, parliamo di quella che si abbatte sulle donne per mano dell’uomo.
In questo modo giovedì scorso, dalle nostre parti, un altro uomo ha ucciso un’altra donna. Lui egiziano, lei friulana. Lui che la voleva sposare, lei che non lo voleva più.
Una storia delle tante, ben 78 conteggia il nostro bollettino di guerra in questa prima metà dell’anno. 78 diviso 6 fa 13; tredici al mese; 30 diviso 13 fa 2,3; una ogni due giorni e meno di mezzo. E mentre scriviamo ascoltiamo dal tg locale di un’altra donna trovata in fin di vita con il cranio sfondato -faceva la prostituta- ci precisano; e questo a molti farà dire: “Ah… bè…allora…”. Read the rest of this entry »
Eccolo puntuale, il grande blocco politico e dell’informazione; tutti uniti, compatti; tattica e strategia militare: colpire e affondare la protesta. Il fumo dei lacrimogeni non serve a far piangere i cattivi, (che se non ci solo li si inventa); serve ad annebbiare le coscienze di chi guarda da lontano nutrito con la menzogna della grande opera indispensabile .
Sostiene Perino: CHIOMONTE (TORINO), 3 LUG – ”Volevamo assediare il cantiere e l’abbiamo assediato. Quindi abbiamo vinto”. Lo afferma Alberto Perino, leader storico del movimento No Tav: ”Abbiamo visto chi usa la violenza – aggiunge -, e’ chi tira i lacrimogeni ad altezza d’uomo”.
Dichiarazioni Stefano Esposito PD: ““Quanto sta avvenendo in Valle di Susa è gravissimo. Stiamo assistendo a un’aggressione, annunciata e preparata nei giorni scorsi, alle forze dell’ordine, alle istituzioni, alla legge”. La prima parte è giusta; alla seconda sostituire “forze dell’ordine”, “istituzioni”, “legge” con “popolazione civile”, “territorio”, “beni comuni” ed aggiungere: ed i responsabili siamo noi PDm.